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Su "Mi manda Raitre" la storia
di Giancarlo e della protesi difettosa

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Articolo pubblicato il 19/01/2016 alle ore 07:00.
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Al centro Giancarlo Gallo, alla sua destra la sorella, alla sua sinistra la madre
C’è un altro caso, sollevato da La Nuova Provincia, che si è guadagnato la ribalta della cronaca nazionale ed è quello di Giancarlo Gallo, 41 anni, di Cisterna. L’uomo stamattina, martedì, dalle 10 alle 11, sarà negli studi Rai di Torino per una diretta con la trasmissione Mi Manda Raitre condotta da Elisa Di Gati; con lui sarà presente l’avvocato Carlo Tabbia che, insieme al collega Roberto Saraniti, sta sostenendo la sua battaglia legale contro la multinazionale Depuy, produttrice delle protesi d’anca che gli hanno causato un grave danno di salute.

La sua storia (leggi articolo a questo link) aveva colpito molto anche i nostri lettori, per la drammaticità e la gravità dei fatti. Giancarlo, che fin dalla nascita soffre di grave insufficienza renale, dopo anni di dialisi continua, aveva ritrovato serenità e salute con il trapianto di un rene. Aveva smesso di fare dialisi e conduceva una vita normale con il suo impiego di falegname in una ditta dell’Albese. Fino a quando, a seguito di accertamenti ortopedici, gli venne prospettato l’innesto di una protesi d’anca per rimediare ad un dolore forte e costante che gli limitava i movimenti. L’intervento venne eseguito nell’ospedale di Asti nel 2006, sette anni dopo il trapianto del rene. Insieme a lui altri quattro pazienti, in quell’anno, vennero operati e venne loro impiantata una protesi marca Depuy.  

A circa un anno dall’intervento Giancarlo ha ricominciato ad accusare dolori lancinanti all’anca, ha manifestato crescente gonfiore per la trattenuta dei liquidi fino a gravi episodi cardiaci che rivelarono una grave cardiomiopatia ipocinetica con una alta presenza di cromo e cobalto nell’organismo. I metalli pesanti, come emerse poi da un’indagine più allargata sulle protesi, erano rilasciati durante lo sfregamento dell’anca artificiale, difettosa, che gli venne tolta e sostituita. Ma cromo e cobalto sono ancora in circolo nell’organismo e gli hanno gravemente intossicato il cuore e l’unico rene funzionante, tanto da costringerlo a tornare alla dialisi quattro giorni alla settimana.

La sua autosufficienza si è molto limitata, non può più lavorare e, dal punto di vista delle cure, l’uomo si trova in un vicolo cieco: o rimane così come è con il rischio di un attacco cardiaco letale, oppure si sottopone ad un doppio trapianto di cuore e rene (che, finora nessun medico si è detto disponibile a tentare, viste le sue condizioni gravi). Ma, anche in questa seconda ipotesi, il suo organismo ormai intossicato dai metalli pesanti, finirebbe in breve tempo per danneggiare anche gli organi trapiantati.

E la Depuy ha offerto un risarcimento che l’avvocato Saraniti ha liquidato come “offerta irricevibile, viste le gravi condizioni di Gallo”. Intanto è pronto il ricorso al tribunale di Asti, corredato di consulenza e di tutti i documenti medici necessari, per un accertamento tecnico preventivo che “cristallizzi” le condizioni dell’uomo prima di ogni altra azione giudiziaria.

Daniela Peira

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