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Storia di Ali: «Sogno di fare qualcosa
per i poveri del mio paese»

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Articolo pubblicato il 15/12/2015 alle ore 07:00.
Storia di Ali: «Sogno di fare qualcosa<br/>per i poveri del mio paese»
Mi chiamo Ramjan Ali. Sono bengalese e ho 20 anni. La mia famiglia è composta da 5 membri, i miei genitori e due sorelle. Sono l’unico figlio maschio. I miei genitori e le mie sorelle vivono in Bangladesh. La mia famiglia è povera, però i miei genitori avevano fatto un prestito presso la Girameen Bank, fondata dal Dottor Muhammad Yunus, che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2006. In questo modo sono riusciti ad aprire un allevamento di polli e mantenere così la famiglia. Io da piccolo ero bravo a scuola e molto desideroso di recevere un’istruzione. A causa della povertà era molto difficile per i miei genitori mandarmi a scuola, però loro lo facevano con molti sacrifici.

Il 15 novembre del 2007 nella nostra zona, presso il golfo del Bengala, c’è stato un grande ciclone. Esso ha devastato la nostra casa e l’allevamento. Il ciclone si chiamava Sidr. Così “siamo rimasti sotto il sole”. I miei genitori non avevano più nessuna possibilità di lavorare, come tutti gli altri abitanti del villaggio. I miei genitori avevano lavorato 18 ore al giorno per diventare economicamente indipendenti, ma il ciclone ha devastato tutto e non sapevano più come fare per procurarsi e procurarci da mangiare. Dopo due o tre giorni sono venute le persone dell’organizzazione volontari e hanno portato un po’ d’acqua e cibo, ma non bastavano.

Andavamo avanti e passavamo il tempo con la fame. Alla fine del 2007 avevo l’esame di terza media, non avevo nemmeno le scarpe per andare alla cerimonia, ma sono andato così comunque e ho ottenuto un buon voto. Dopo l’esame non vedevo un futuro per me perché i miei genitori non avevano soldi per mandarmi a scuola, per continuare a studiare. Io da piccolo volevo studiare e diventare qualcuno di straordinario. Quindi ero sconvolto. Poi ho deciso di trasferirmi a Dhaka la capitale del Bangladesh, ma non avevo i soldi per il biglietto e non avevo chiesto nulla ai miei genitori, perché loro non avevano i soldi per comprare il cibo, non potevano darmi i soldi per comprare il biglietto. Mia mamma era preoccupata di lasciarmi solo. Ho pensato “Se posso trovare un lavoro, poi forse posso continuare a studiare”.

Ero piccolo sono salito su quella barca senza il biglietto, pensando che a Dhaka avrei trovato un lavoro e magari avrei continuato gli studi. Era la prima volta che ero lontano dalla mia famiglia, non avevo nessun parente che mi aiutasse, dormivo per strada e non avevo niente da mangiare. Poi ho trovato dei ragazzi che raccoglievano le cartacce. Ho cominciato a lavorare con loro e alla fine del giorno ci davano 10-20 taka. Potevo comprarmi del cibo solo una volta al giorno. Era inverno e faceva tanto freddo. Non avevo vestiti per ripararmi. C’erano dei ragazzi che aiutavano la gente povera e loro mi hanno dato dei vestiti per coprirmi dal freddo. Mentre io raccoglievo le cartacce, se trovavo qualche foglio scritto, poesia o qualcosa di scritto, io lo leggevo, perché avevo sempre voglia di studiare.

Una persona mi vide da lontano che mi interessavo a leggere. Un giorno è venuto da me e mi ha chiesto se sapessi leggere e scrivere, io gli risposi di sì, poi lui mi propose di lavorare in un ristorante di un suo conoscente. Io ero tutto contento di aver trovato un lavoro. Quella persona che mi aveva preso dalla strada e mi aveva dato un lavoro era un blogger. I blogger sono dei ragazzi giovani che scrivono su Internet e vogliono cambiare la politica. Fanno dei discorsi sia contro il governo, sia contro i partiti di opposizione. Criticano la corruzione e gli integralisti islamici. In Bangladesh i Musulmani sono l’86% e il restante 14% e formato da induisti, buddisti e cristiani. Gli integralisti che usano il nome di Islam ogni tanto costringono gli altri. La religione è una scelta, tutti noi dobbiamo avere la libertà religiosa.

È una cosa personale, non ha nessuna relazione con la politica. Ma in Bangladesh il governo e l’opposizione corrompono i Musulmani per avere più voti. E i blogger scrivono di queste cose, della corruzione del governo e dall’opposizione. I blogger sono un gruppo di giovani musulmani, atei o induisti che vogliono avere una politica che non abbia niente a che fare con la religione. Mentre lavoravo al ristorante, quello che mi aveva dato il lavoro mi portava i libri per studiare. Non avevo trovato casa e poi lui mi ha portato in una casa dove abitavano altri ragazzi, studenti. Ero molto contento di avere un lavoro e una casa. Ho parlato con i miei insegnanti per avere un’idea di come potevo continuare lo studio. Loro mi dissero che potevo rimanere a Dhaka e quando c’era l’esame finale dovevo tornare e partecipare. Seguivo un corso della durata di due anni, lavoravo tutto il giorno e studiavo la notte.

Tornai nel villaggio a dare l’esame finale e dopo due anni superai anche quest’esame con un buon voto. con questo certificato mi ero iscritto in un collegio che si chiama Mirdur Bangla College e poi nell’istituto alcuni miei compagni di classe, volontariamente, stampavano delle pagine dei blogger e di notte li lasciavamo nei posti importanti. Anche a me piaceva un sacco poter diventare un blogger e fare attività contro la corruzione, integralisti e terroristi. Non avevo un computer e la rete per scrivere su Internet. Quindi andavo con i miei compagni di classe a pubblicare queste cose. Il 18 luglio 2011, i miei compagni sono andati in un posto che si chiama Amin Bazar per affiggere nei posti importanti questi annunci. Non potevano metterli in pubblico perché se i poliziotti ci avessero visti sarebbe stato pericoloso. Dovevo andare anche io, ma mi avevano chiamato dal ristorante per lavorare.

Quando sono andati ad Amin Bazar, qualcuno ha annunciato in moschea che c’erano dei rapinatori in zona, quindi i miei compagni sono stati uccisi, sei su sette. Quello che non era morto era stato arrestato due giorni dopo dai poliziotti. Il giorno seguente sono arrivati i poliziotti da me, dicendo che dovevo testimoniare che i sei uccisi erano dei terroristi, altrimenti mi avrebbero arrestato. Io ero piccolo e ho inizialmente rifiutato di testimoniare contro i miei amici. I poliziotti sono andati al villaggio minacciando i miei genitori, dicendo loro che se non avessi detto quello che volevano mi avrebbero denunciato di omicidio o qualcosa di grave. Poi ho detto ai poliziotti che va bene, al tribunale avrei testimoniato contro i miei compagni. Però il procedimento avanzava lentamente.
Così è passato un anno e mezzo, nel frattempo io e i miei genitori abbiamo raccolto i soldi per andare via dal Bangladesh.

Stavo aspettando un visto per andare in un bel posto, poi nel 2013 Ansar-Al-Islam, un gruppo di terroristi che usavano il nome di Islam, ha annunciato di uccidere tutti i blogger perché dicevano che noi lavoriamo contro l’Islam. Nel Bangladesh, nel 2013 hanno ucciso questa persona che mi aiutava, si chiamava Rajib Haider. Ero preoccupato e subito sono partito con un visto turistico per l’Egitto, sapendo che potevo andare a lavorare in Siria. Sono arrivato in Egitto il 4 aprile 2013 e ci sono stato un mese, poi il broker mi ha mandato in Siria a lavorare come contadino. In Siria ho lavorato dieci mesi e sono riuscito a guadagnare un po’ di soldi che ho mandato a casa. Poi dalla Siria, quando è iniziata la guerra nella parte rispetto a dove eravamo noi, sono dovuto andare in Libia con gli altri siriani. In Libia sono stato preso dai poliziotti e sono stato in carcere per due mesi. Ho pagato 50,0001=taka (come 450 euro) per uscire dalla prigione. E poi sono venuto a Tripoli e ho lavorato tre mesi, ma anche in Libia è iniziata la guerra.

Non potevo tornare in Bangladesh, quindi sono partito per l’Italia con un barcone e dopo un viaggio terribile sono arrivato in Italia, a Lampedusa il 18 luglio 2014. E con l’aereo sono venuto a Torino, poi sono andato ad Asti. Ho abitato a Capriglio fino a luglio 2015. Ho fatto la terza media ed ora faccio la prima superiore con un sogno di fare qualcosa per i miei poveri del mio paese. Spero che un giorno cambi la situazione del Bangladesh e posso tornare a fare la politica per avere la libertà religiosa, economica e il diritto di studio. Sono finito nella classe 1AS, composta da più di 20 simpatiche ragazze e 3 ragazzi. Mi piace molto stare con loro e studiare con loro. Mi hanno accolto benissimo e mi vogliono bene. Vorrei restare con loro fino all’Esame di stato.

Ramjan Ali

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