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Siena, pesante “Salasso” per tutti
Favoloso Ricceri, il Drago in festa

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Articolo pubblicato il 06/07/2014 alle ore 07:00.
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Al Casato, il fantino del Drago infila all'interno "Gingillo" (Aquila)
"Il cor che m'arde divien fiamma in bocca". E' il motto del Drago, Contrada che che si è aggiudicata il primo Palio senese del 2014,disputato in onore della Madonna di Provenzano. Protagonista assoluto della corsa, in virtù di un'interpretazione magistrale della stessa, è stato il fantino Alberto Ricceri, detto Salasso, che montava il mezzosangue Oppio, alla seconda presenza in piazza. Era dall'agosto 2001 che la Contrada guidata dal Capitano Mario Toti non conquistava il successo. Allora fu Luca Minisini, detto Dè, ad imporsi sul cavallo Zodiach. Ricceri e Oppio sono stati autori di una carriera formidabile, priva di errori, fatta di traiettorie "pennellate" e condita da una serie di sorpassi entusiasmanti. Il Drappellone dipinto da Rosalba Parrini e dedicato al 70° anniversario della "Liberazione" di Siena è così finito nella bacheca di piazza Matteotti, dove il Drago ha la propria sede. Una delle caratteristiche della Contrada vittoriosa è quella di essere l'unica a non avere mai avuto rivali ufficiali nella storia paliesca senese. Gli screzi sorti più o meno di recente con la Lupa e la Selva non possono infatti essere considerati quale rivalità consolidata.

LA CORSA
Il mossiere Bartolo Ambrosione ha chiamato ai canapi in quest'ordine le dieci Contrade: Aquila, fantino Giuseppe Zedde, detto Gingillo, su Polonsky; Pantera, Andrea Mari, detto Brio, su Indianos; Giraffa, Enrico Bruschelli, detto Bellocchio, su Naiké; Onda, Silvano Mulas, detto Voglia, su Osvaldo; Lupa, Antonio Siri, detto Amsicora, su Querino; Drago, Alberto Ricceri, detto Salasso, su Oppio; Bruco, Francesco Carìa, detto Tremendo, su Ondina Prima; Selva, Giovanni Atzeni, detto Tittìa, su Quit Gold; Chiocciola, Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio, su Porto Alabe e di rincorsa la Tartuca, Sebastiano Murtas, detto Grandine, su Mocambo. Il sorteggio dell'allineamento ha messo vicine le rivali Aquila-Pantera e Chiocciola-Tartuca. Le fasi della mossa non sono state particolarmente agitate, salvo le solite inevitabili scaramucce tra le corde per trovare la posizione migliore alla caduta del canapo.
Ambrosione, poco incline ad abbassare, usava la sua arma preferita per gestire la situazione, richiamando i cavalli fuori dai canapi per tre volte.

Al quarto tentativo, dopo due richiami per Murtas, fantino della Tartuca che partiva di rincorsa, mossa valida. Subito un paio di nerbate del Mari a "Gingillo", più per i fotografi che per altro, e poi andava in scena un Palio avvincente, uno dei più spettacolari degli ultimi dieci-dodici anni. Aquila, Pantera e Selva erano le tre Contrade più veloci ad ingambarsi. Tittìa si portava avanti ma solamente per mezzo giro, poichè lo Zeddino lo infilava quasi con rabbia facendo esplodere di gioia i contradaioli dell'Aquila. "Gingillo", eccezion fatta per una traiettoria "sfarfalleggiante" destra-sinistra ad occupare tutta la pista, dimostrava di aver archiviato paure e brutti ricordi legati alla vecchia caduta e pareva lanciato verso il trionfo.

Ma nessuno, proprio nessuno, aveva messo in conto quanto grande fosse la rabbia e la voglia di vincere di Alberto Ricceri, che con il suo Oppio, partito settimo, risaliva in maniera formidabile, passando gli avversari con una sicurezza disarmante. Fusione perfetta fantino-mezzosangue: Oppio volava letteralmente e andava a stampare "Gingillo" al secondo Casato con un sorpasso da cineteca. Esaltante.
Poi la gloria. Il terzo giro, quasi una passerella d'onore, ha rappresentato il ritorno e la consacrazione di "Salasso", autore di un capolavoro che non ci si stancherà mai di rivedere. Impresa ancor più significativa se si pensa che "all'uomo di Parigi" il Drago in precedenza aveva preferito Mari (rinuncia) e Migheli. Bravissimo Alberto: con questo fanno tre.

Massimo Elia

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