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Si temono le ricadute
della pubblicità negativa

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Articolo pubblicato il 16/09/2015 alle ore 07:00.
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I bivacchi dei vendemmiatori a settembre
Negli ultimi tempi Canelli, città del vino è rimbalzata sulle cronache nazionali per il presunto fenomeno del "capolarato" in vigna. Mentre sono in corso i controlli delle forze dell'ordine, dello Spresal e della Direzione Territoriale del Lavoro per appurare eventuali illeciti tra le colline di Moscato e Barbera, il mondo del vino difende il proprio comparto dichiarando all'unisono che «no, a Canelli non c'è capolarato». Stando ai dati e alle informazioni delle associazioni di categoria, dei sindacati e degli stessi produttori piuttosto si può parlare di "lavoro grigio". Si ammette cioè la possibilità che qualcuna delle aziende vitivinicole assoldi per pochi euro (dai 3 ai 5 euro) stagionali stranieri (per lo più bulgari e rumeni) nel periodo della vendemmia, i quali senza tutele, rischiano di non vedersi retribuite per intero le ore passate a staccare le uve dai filari.

Una realtà che anche se di caporalato vero e proprio non si tratta, rischia in ogni caso di gettare una luce negativa sul prodotto finale, il vino. Un prodotto che viene venduto insieme all'immagine del suo territorio in mercati, come quello americano, in cui l'attenzione verso l'etica che sottende la filiera è alta e che già in passato non ha disdegnato di boicottare quei prodotti realizzati grazie allo sfruttamento dei lavoratori. Ecco, dunque, che anche il tema dell'accoglienza viene qui riproposto perché tra gli oltre 1.500 vendemmiatori che ogni anno giungono a Canelli dall'Est, vi è una piccola percentuale che non sa dove dormire. Fino all'anno scorso, questi lavoratori potevano pernottare all'interno delle proprie autovetture sui piazzali comunali. Da quest'anno, su ordinanza del sindaco Marco Gabusi, vi è il divieto di campeggio sull'intera area comunale così che coloro che non hanno trovato posto al centro di accoglienza della Caritas di piazza Gioberti si ritrovano a dormire nei boschi o nelle cascine diroccate.

Le associazioni di volontariato, la CGIL di Asti e parte del mondo agricolo ha proposto di trovare una soluzione al problema (attraverso la creazione per esempio di dormitori pubblici temporanei) ma il primo cittadino canellese ha dichiarato perentorio «che su Canelli non verrà realizzato un centro di accoglienza con soldi pubblici». Il motivo è presto spiegato dallo stesso Gabusi: «una soluzione di questo tipo non farebbe altro che incoraggiare forme di sfruttamento ai danni di quei disperati che non hanno contatti e arrivano a Canelli all'avventura. Inoltre, preferisco impiegare le risorse pubbliche per quei cittadini che risiedono a Canelli, siano italiani o stranieri». Una posizione che non viene condivisa dalla Caritas. «Come sempre, in questo frangente il Comune ci lascia soli a gestire l'emergenza» dichiara Claudio Riccabone, volontario.Il tema dell'accoglienza dei vendemmiatori dell'Est non può coinvolgere solo l'amministrazione comunale di Canelli. Qui è dove il problema si manifesta perché punto di incontro dei flussi migratori di quei lavoratori occasionali impiegati, però, non solo tra i filari di Moscato ma nelle vigne dell'intera provincia.

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