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Se Douja e Sagre diventassero Festa del vino?

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Articolo pubblicato il 11/10/2016 alle ore 05:00.
Se Douja e Sagre diventassero Festa del vino? 3
Degustazioni alla Douja d'Or

Sono arrivati i primi contributi al “concorso di idee” lanciato da La Nuova Provincia sul rinnovamento del Settembre astigiano. Un laboratorio, ricordiamo, in cui raccogliere i progetti di chi ha a cuore le manifestazioni che hanno fatto conoscere la nostra città e che oggi, per mantenersi vincenti, hanno bisogno di adeguarsi. Nessun attacco agli organizzatori, nessuna critica fine a se stessa; ogni critica deve essere accompagnate da una proposta, da un'idea che possa risolvere il problema. Il cantiere di idee è aperto a tutti, anche se verrà data precedenza alle proposte avanzate da persone che non sono implicate direttamente in politica. Non per fare uno sgarbo ai rappresentanti delle varie istituzioni, ma per dare alla società civile modo di intervenire in via prioritaria. Sono bene accetti anche piccoli suggerimenti su cose specifiche. Gli interventi selezionati verranno pubblicati sulle edizioni del martedì e nell'edizione on line del giornale. Se avete delle idee fatevi avanti e contattate la redazione (0141/532186) oppure info@lanuovaprovincia.it oppure ancora gli indirizzi d.peira@lanuovaprovincia.it o f.duretto@lanuovaprovincia.it.

La Douja d’Or ed il Festival delle Sagre sono due manifestazioni che hanno avuto enorme successo, nate rispettivamente negli anni 1967 e 1974. Da allora è cambiato il mondo, è cambiata la città e sono cambiate esigenze, richieste e aspettative dei turisti-visitatori che non si accontentano più di essere spettatori ma vogliono essere protagonisti.

Prendere atto della mutata realtà potrebbe servire a garantire nuova lunga vita di successo al settembre astigiano, anche tenendo conto che diversi visitatori di oggi, in quegli anni, non erano nemmeno nati. Tutti insieme (CCIAA, Comune, ProLoco, ONAV, Banca e Fondazione CRAT, AIS, Barbera&Barbere, Consorzi e produttori vitivinicoli, ICIF, l’Istituto Alberghiero, i ristoratori, tutti i privati e le associazioni di buona volontà) seduti ad un tavolo rotondo per ridisegnare una grande celebrazione del vino e del cibo astigiano che guardi al futuro.

L’idea fondante e vincente di Giovanni Borello era quella di promuovere le tradizionali eccellenze enogastronomiche del territorio con un occhio attento alle casse dei contadini-produttori. Per questo oggi è indispensabile investire sulle nuove generazioni, sempre più tentate da consumi alternativi come birra e bevande in lattina se si vuole cercare di mantenere i livelli di consumo e quindi di fatturato. La conoscenza della città e degli astigiani, coniugata con le dinamiche di creazione e gestione di eventi turistici-enogastronomici di successo, potrebbe suggerire una rivisitazione della Douja e del Festival delle Sagre che si confronti su alcuni punti, qui forzatamente sintetizzati.

Douja e Sagre unico evento

Intanto unificare Douja e Sagre in un unico evento che duri i dieci giorni antecedenti il Palio, che potrebbe “vivere” così più giornate e non solo la domenica della corsa. Spalmare l’evento su dieci giorni consentirebbe di aumentare visitatori ed incassi senza avere massicce affluenze critiche concentrate in poche ore.

Basta concorso enologi così alla Douja Festa del Vino

Poi abbandonare l’idea del concorso enologico, che assorbe molte risorse e produce limitate ricadute sul territorio, ed abbracciare la novità della “Douja d’Or – Festa del vino astigiano” (doc, docg e produttori della provincia) sposando così le due eccellenze del nostro territorio: vino e cibo.

Le ricette delle Pro Loco da gustare tutto l’anno

Si potrebbe anche rivisitare il Piatto d’autore e coinvolgere vinerie e ristoranti astigiani in una sinergia gastronomica che si esalta nei giorni della festa e poi dura tutto l’anno con la riproposizione nei ristoranti delle ricette delle Pro-Loco coinvolte creando, ad esempio, serate-degustazione, mini-corsi di cucina ed eventi show-cooking sui piatti astigiani più tipici.

Piatti tipici e cantinettea rotazione nei 10 giorni

Le Pro-Loco e le “Cantinette” dei produttori e dei Consorzi, ricollocate nel centro storico nei pressi dei Palazzi dei convegni e degli eventi, (piazze Statuto, San Secondo, Catena, San Martino, Castigliano) potrebbero turnare nei 10 giorni (4 pranzi nei week-end e 10 cene) garantendo 4/5 servizi ciascuna in modo che siano sempre almeno una quindicina quelle aperte al pubblico. Gli allievi della scuola Alberghiera in “stage” potrebbero essere un valido aiuto al servizio.

Si coinvolgano anchele cantine più prestigiose

Sul vino si deve fare un salto di qualità coinvolgendo anche i produttori vitivinicoli più noti e prestigiosi della provincia (Braida-Bologna, Coppo, ecc.) che oggi rifuggono dal concorso ma domani potrebbero partecipare alla “Douja d’Or – Festa del vino”, con reciproco interesse e motivazione, organizzando degustazioni guidate, “verticali”, mini-corsi di degustazione con i produttori stessi, con Onav e AIS.

Nuova formula di festa, nuovo modo di comunicarla

E, infine, un nuovo evento necessita di una nuova comunicazione: anticipata nei mesi estivi, destinata a quel pubblico giovane che in questi anni ha concretamente dimostrato di apprezzare il vino, basata su modalità “social” e “millennial”, distribuita sull’area Piemonte, Liguria, Lombardia, magari con una Radio “giovane” come media-sponsor. Perché se quando vai in Douja conosci tutti i presenti e ne saluti la metà forse qualcosa non ha funzionato al meglio. Per avere traguardi e successi che non si sono ancora avuti bisogna fare cose che non si sono ancora fatte.

Pier Paolo Pontacolone
Collaboratore del Touring Club per oltre 30 anni

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