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Scongiuri e calcoli enigmatici, affrontare la maturità è un'impresa

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Articolo pubblicato il 18/06/2013 alle ore 16:38.
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Scongiuri e calcoli enigmatici, affrontare la maturità è un'impresa
Il sole splende, tutto ormai è verde e s’incominciano a vedere i bambini giocare nei parchi pubblici. Questo è il triste scenario che lo studente maturando vede dalla sua finestra, mentre è chino sui libri in attesa dell’incubo che ogni anno migliaia di studenti italiani devono affrontare. E così, anche quest’anno, “l’esame di maturità” incomincia a bussare alle porte di ogni liceale ricordandogli il suo inevitabile destino. È una vera e propria prova di passaggio a cui ogni alunno deve sottoporsi, come una specie di rito di iniziazione (simile alla tradizionale sbronza alla festa dei diciotto anni) che ti apre le porte alla effettiva vita adulta. Infatti, dopo questo fantastico esame, ti si prospetta l’ardua scelta: buttare i libri fuori dalla finestra, in senso metaforico ma anche letterale, oppure continuare il percorso scolastico per altri tre o cinque anni. Sta di fatto che, nonostante la scelta che si prenderà, l’esame resta comunque una realtà da affrontare, sperando di superarla completamente indenne senza nessuna lesione di tipo fisico o psicologico.

L’esame è stato molte volte oggetto di modifiche, fin dal primo esame di maturità sostenuto nel lontano 1923. Allora ci fu una sconvolgente moria di studenti, solo il 59% di chi lo sostenne riuscì a passarlo. Fino al vicino 1997, quando venne strutturato l’esame in vigore ancora oggi, salvo alcuni piccoli aggiustamenti negli ultimissimi anni. Negli ultimi tempi sono stati introdotti i crediti scolastici e l’uso dei centesimi per il punteggio. I crediti scolastici sono una vera e propria bestia nera, la tabella per conteggiarli e convertirli nei centesimi del punteggio finale viene cambiata a ogni piè sospinto, tanto che i poveri studenti (già oberati da altri impegni) vengono presi dalla confusione più totale.

In definitiva, non trovando una spiegazione logica al sistema che c’è dietro, prendono per buona ogni spiegazione data loro e portano allo sventurato insegnante ogni foglio che possa in qualche contribuire al voto di maturità. E la stessa cosa capita con il calcolo dei voti durante le simulazioni, dove c’è da tener conto della trasformazione dei voti dai quindicesimi ai decimi. La scuola – magnanimamente – fa passare una circolare con una tabella di conversione dei voti da quindicesimi a decimi, con relativo calcolo. Eppure, se si volesse effettivamente fare l’operazione, si deve tener conto di una X come incognita, che sta per il perimetro della sedia su cui si è seduti, con relativa posizione del sole nel dato momento della conversione, per avere una vaga idea di dove si potrebbe andare a finire iniziando un simile calcolo. Non c’è quindi da stupirsi se l’intrepido alunno si fa scoraggiare da simili mostruosità e incomincia una serie di riti propiziatori per l’esame finale.

Ci sono quelli che tendono ad andare sul classico portandosi dietro i santini, che al posto della preghiera hanno sul retro formule matematiche o vita, morte e miracoli di un autore greco, latino, italiano o aramaico antico. C’è poi chi vuole andare sull’esotico, sacrificando all’altare della sufficienza qualsiasi cosa gli possa venire in mente. Anche l’adorato gatto della nonnina, se la disperazione ha toccato le vette più alte. Poi, quelli che hanno prosciugato qualsiasi inventiva nella stesura della tesina, si limitano a prendere a testate il libro aperto, sperando che qualcosa ci resti attaccato. Lo studente si può dividere in varie categorie: c’è lo studente che si programma tutto e passa più tempo a programmare che effettivamente a studiare, quello che appena vede un libro aperto comincia ad avere una certa fame e allora si precipita in cucina, pensando giustamente che non si può studiare a stomaco vuoto; e così dopo un’ora – con il frigo vuoto – si trascina in stanza a studiare per poi ritrovarsi dieci minuti dopo con l’abbiocco post–pasto, e mica si vuole studiare con il sonno, tanto non si capirebbe nulla.

Infine, lo studente più comune che si lascia prendere dall’ispirazione studiando la materia che quel giorno gli fa meno schifo. In definitiva, mentre tutti gli studenti delle classi inferiori danno fondo alle ultime energie nelle ultime interrogazioni e già sognano mari azzurri e fresche montagne, i maturandi si aggirano come zombie tra i corridoi trascinandosi dietro montagne di libri e computer per fare e ritoccare le tesine, guardando gli altri studenti con un misto di invidia e commiserazione per la beata ignoranza che pervade gli alunni più giovani. Però non tutto il male vien per nuocere, dopo gli esami gli scolari di quinta potranno tirare un sospiro di sollievo e guardare gli anni passati nel liceo ridendo, seppure con velo di nostalgia, insieme ai propri compagni di tutto quello che è accaduto, lasciandosi alle spalle cinque anni di ricordi ed esperienze che sicuramente dureranno per molto tempo. Dopo tutto, v’invito a resistere, studenti d’Italia.

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