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Sanità, lavoratori in assemblea
contro gli ulteriori tagli del 2015

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Articolo pubblicato il 09/12/2014 alle ore 11:27.
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Ospedale Cardinal Massaia, infermieri del Pronto Soccorso in sciopero per i turni con troppo elevato numero di ore di straordinario
Il riordino della rete ospedaliera varato dalla Giunta Regionale non piace ai sindacati. Non solo perché ad Asti la DGR (approvata lo scorso 19 novembre) potrebbe comportare la soppressione di 12 reparti del Cardinal Massaja e incertezze sui posti di lavoro ma anche perché nell’elaborare questa riforma la Giunta di Chiamparino non ha pensato a interpellare nè i direttori generali delle strutture interessate nè tanto meno i territori che si sono visti piovere da Torino tagli pesanti. Per questa ragione la CGIL e la UIL hanno pensato di convocare un’assemblea dei lavoratori del comparto sanitario per martedì (oggi) alle 14,30 nella sede dell’Asl di via Conte Verde. Un momento per fare il punto sulla situazione, che per il futuro non si prospetta rosea e figlia di una condizione finanziaria precaria ereditata dalle precedenti giunte regionali.

Secondo la FP-CGIL risulterebbero all’orizzonte nuovi tagli del Governo Renzi alla sanità, che secondo le cifre che circolano potrebbero toccare nel 2015 i 2 miliardi di euro. Risparmi che andrebbero ad aggiungersi ai 31 miliardi di tagli effettuati dal 2011 ad oggi. «Le Regioni non possono accettare ulteriori tagli, dopo aver denunciato chiaramente l’insostenibilità del sistema. Se ciò avvenisse sarebbe un passo indietro, vorrebbe dire abbandonare il proprio ruolo istituzionale e smentire gli accordi stretti con il Patto della Salute» commenta Serena Moriondo, Segretario provinciale FP-CGIL. Per i sindacati i tagli effettuati finora hanno compromesso la sanità piemontese in termini di sicurezza, qualità ed accesso alle cure. Da una parte il blocco del turn over impedisce il ricambio generazionale e riduce il personale in corsia mentre dall’altro la ristrutturazione della rete ospedaliera, con conseguente riduzione dei posti letto, non si traduce con un adeguato potenziamento della rete di assistenza sul territorio.

Nella DGR  il Piemonte viene suddiviso in sei quadranti: in quello del Piemonte Sud-Est, il nostro, si avrà l’ospedale SS. Antonio e Biagio di Alessandria come ospedale di eccellenza specialistica e poi Asti, Casale Monferrato e Novi Ligure come DEA di primo livello. Tortona e Acqui Terme come ospedali di base con pronto soccorso e Ovada come ospedale di area disagiata. Parrebbero però scomparire le risorse per il completamento del presidio ospedaliero della Valle Belbo. «Servono meccanismi di compensazione – aggiungono dalla FP-CGIL- come in Valle Bormida, il cui cittadini rischiano di restare scoperti in caso di emergenza».

A preoccupare sono poi i posti di lavoro a rischio. Quanto ai primari, l’accorpamento dei reparti comporterà la selezione di un unico responsabile ma non è chiaro se questo dovrà spostarsi tra la sede alessandrina e quella astigiana, per quei reparti dove rimangono posti letto. Inoltre, vi è il problema del personale amministrativo. Asti supera la percentuale di personale impiegato imposta dalla Regione ma questo solo perché l’azienda sanitaria e quella ospedaliera sono già accorpate, a differenza dell’Alessandrino. «Si rischiano di avere un centinaia di esuberi – commenta Barbara Tinello (FP CGIL) – ma paradossalmente la nostra azienda ha carenza di professionalità amministrative poiché buona parte di chi è impiegato sono OSS ricollocati per inidoneità ad altre mansioni».

Infine i sindacati fanno emergere la conferma della sospensione dei contratti tra aziende sanitarie e strutture private. Sia la Clinica Sant’Anna che l’ARIS hanno presentato ricorso. Per la CGIL la condizione di minori risorse metteranno a rischio la sostenibilità finanziaria della clinica astigiana. A rischio un centinaio di posti tra infermieri, OSS, logopedisti, fisioterapisti più i lavoratori con appalto di pulizia e consulenze.

Lucia Pignari

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