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Riportare i treni a Castagnole Lanze, il sindaco: «E’ il nostro obiettivo»

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Articolo pubblicato il 29/02/2016 alle ore 07:00.
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Numerosi potenziali utenti percorrono a piedi un tratto di ferrovia
«L’obiettivo dell’incontro con l’assessore regionale Francesco Balocco e i sindaci e rappresentanti di categoria è quello di collaborare con la Regione Piemonte e RFI per la riapertura delle tratte ferroviarie Asti Alba Nizza Monferrato, facendo ripartire e accelerare un iter da anni bloccato ed incompiuto». Così il sindaco di Castagnole Lanze Carlo Mancuso spiega l’appuntamento in programma per lunedì proprio a Castagnole. «La riapertura è un obiettivo importante e proficuo per lo sviluppo economico e turistico non solo dei Comuni coinvolti, ma anche dell’intera provincia astigiana e dell’Albese – evidenzia Mancuso – L’amministrazione comunale castagnolese, insieme a molti sindaci dei Comuni interessati, concorda sulla necessità del ripristino della linea ferroviaria ed è per questo che ha invitato l’assessore Balocco. Così come sono stati invitati a partecipare all’incontro i sindaci del territorio interessato dalla linea, i comitati e le associazioni coinvolte. Verrà esaminato lo stato di attuazione del progetto finalizzato alla riapertura della linea ferroviaria, come già preannunciato in occasione della riunione svoltasi ad Alba presso il palazzo municipale, sempre con l’assessore Balocco, e successivamente, sempre ad Alba, in occasione del convegno sui trasporti».

«La pista ciclabile non può “seppellire” la ferrovia»
«Continuo a sentir parlare di pista ciclabile in sostituzione della ferrovia – aggiunge Mancuso – Voglio sottolineare che l’incontro di lunedì a Castagnole non è volto a scegliere tra il treno e la pista ciclabile: quest’ultima è di forte attrazione turistica per i territori Unesco, ma sicuramente non può e non deve essere sostitutiva del trasporto ferroviario. Non può essere costruita “seppellendo” completamente un tragitto ferroviario tra i più storici d’Italia. Non dimentichiamo le infrastrutture realizzate negli anni ‘80 come il viadotto ferroviario che unisce i Comuni di Castagnole e Costigliole, per una spesa di oltre 40 miliardi di lire, contro il parere delle amministrazioni locali dell’epoca, così come anche il ponte ferroviario sul fiume Tanaro all’ingresso della città di Asti costruito dopo l’alluvione del ‘94. L’obiettivo dell’incontro di lunedì è lavorare per riconsegnare un servizio importante ai cittadini, agli studenti e al turismo». Il primo cittadino punta anche l’attenzione sul tema della sicurezza: «Il comune di Castagnole ha dovuto adattare una piazza del paese per trasformarla in stazione dei bus, dotandola di pensiline e tracciati, per dare un servizio discreto agli studenti che frequentano le scuole superiori di Asti e Alba, Canelli e Nizza, quando avevamo a disposizione una linea ferroviaria attiva con semafori e sistemi di sicurezza accesi, una stazione attrezzata, il più importante crocevia della tratta in questione».

«Strutture portanti da riattivare al più presto»
«Ora che finalmente i bandi europei sono stati  sbloccati (legge 4 sui progetti di fattibilità, misura PSR 7.5.1, primi progetti per i bandi dei GAL – Gruppi di Azione Locale), ci aspettiamo che la Regione faccia da coordinamento sui nostri territori per attivare le piste ciclabili sui tracciati naturali (argini e sentieristiche) secondo principi di sostenibilità ambientale che tutelino e promuovano la connessione delle stesse ai trasporti sulle linee ferroviarie, quali “strutture portanti” da riattivare con vigore al più presto – sottolinea Felice Musto, castagnolese e consigliere del Parco Paleontologico Astigiano – Quindi, mi auguro che i percorsi ferroviari “sospesi” che si intrecciano a Castagnole Lanze possano costituire la interconnessione “veloce” dei rami progettati di “rete ciclabile di interesse regionale” di cui alla DGR 22–1903 del  27.07.2015, quali il “Circuito in Langa” (la Barolo–Barbaresco) e la “Via del mare” che dalla Svizzera taglia da nord a sud il Piemonte, attraversando Asti e la fondo valle Tanaro sino a giungere in Liguria».

Marta Martiner Testa

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