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Quale Europa dopo Brexit? Parlano Fiorio e Romano

Da un lato si grida alla vittoria e si paventa un possibile referendum simile anche in altri paesi, dall’altro si manifestano preoccupazioni per il proseguimento dell'Unione

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Articolo pubblicato il 24/06/2016 alle ore 15:12.
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(immagine di repertorio)

Ora l’Europa è più spaccata. Il vento della rottura spira più forte sui nostri territori e sulla nostra cultura e toglie solidità proprio al Regno Unito. A dirlo è l’esito del referendum sul Brexit. La percentuale che ha decretato la sconfitta del “remain” è risicata, il voto generazionale si è espresso chiaramente, mentre appare più netta la divisione del territorio: il distretto di Londra, la Scozia e l’Irlanda vogliono rimanere in Europa e non è escluso che nei prossimi mesi la Scozia non chieda di staccarsi da Londra per rimanere ancorata all’Europa. E mentre Cameron sta preparando le sue dimissioni, l’Europa reagisce in modo scomposto al voto inglese. Da un lato si grida alla vittoria e si paventa un possibile referendum simile anche in altri paesi, dall’altro si manifestano preoccupazioni per il proseguimento di un percorso che aveva portato sì a qualche difficoltà, ma a indubbi vantaggi.

«Il voto inglese pone l’Europa in una condizione di assoluta fragilità, di cui non si avvertiva il bisogno – è il commento di Massimo Fiorio, parlamentare astigiano nelle fila del Pd – Ha creato un precedente che potrebbe anche replicarsi in altri paesi e questo sarebbe la fine. Ci sono decisioni che devono essere prese coralmente, vedi ad esempio la lotta contro il terrorismo, ed ora qualche difficoltà in più ci sarà». Diverso il parere di Paolo Romano, altro parlamentare astigiano eletto nelle fila del Movimento 5 Stelle: «L’Unione Europe così non sta funzionando – detto il politico pentastellato – dobbiamo vedere ora cosa capiterà. Se l’Europa si avvicinerà maggiormente ai cittadini e non farà solo gli interessi delle lobbies, allora potremmo anche rimanerci, diversamente sarebbe meglio andarsene».

Dal punto di vista economico l’Inghilterra rappresenta un grosso mercato per l’Italia ed ora l’esito del Brexit potrebbe creare difficoltà, inserire delle barriere burocratiche che rallenterebbero la circolazione delle merci e dei prodotti verso la Gran Bretagna. «Tante aziende astigiane hanno rapporti commerciali con l’Inghilterra – ha continuato Massimo Fiorio – Ma da oggi, come si muoveranno le merci? Quali accordi si prenderanno? E’ chiaro che questa situazione non potrà certo agevolare il libero scambio».
«Ora bisognerà rivedere tutti gli accordi – ha affermato Paolo Romano – stiamo lavorando per far esprimere gli italiani sulla necessità di uscire dall’Euro, tornare alla vecchia moneta. Non dobbiamo farci imporre nulla dall’Europa. Auspichiamo un cambiamento nelle politiche».

Qualche vantaggio al nostro paese, invece, potrebbe derivare proprio nel campo delle politiche Europee, come sottolinea il nostro parlamentare Massimo Fiorio: «Questo risultato referendario potrebbe cambiare le politiche comunitarie dei paesi del Nord e questo, come riflesso, potrebbe rilanciare le nostre politiche mediterranee. Mi viene in mente l’etichettatura dei prodotti che noi abbiamo difeso proprio contro una linea contraria che veniva dai paesi del Nord. Vedremo i risultati nel lungo termine, ma ho l’impressione che i primi a pagare siano proprio loro, gli inglesi».

L’occidente è pervaso da un’ondata di rottura. La vecchia politica, evidentemente, ha fatto la sua storia ed ora c’è la volontà di cambiare le carte in tavola. Lo si vede ormai in ogni appuntamento elettorale. Si tende a far saltare tutto ciò che sa di costituito. Del resto, come afferma Paolo Romano «il Parlamento Europeo è ancora troppo distante dai cittadini e dalle loro esigenze. Per ora l’Europa è solo un accordo economico tra banche e questo dovrà cambiare se vorrà rimanere in piedi».

Ora, prima che la macchia dilaghi, è necessario capire quale percentuale di sovranità sono disposti a perdere i grandi paesi come Germania, Francia, Olanda in vista di una nuova Europa all’interno di un tessuto economico che ormai cammina a livello planetario. Si comunica con il mondo nell’arco di qualche secondo e le nostre economie, prese singolarmente, sono in grado di reggere questo confronto? L’Italia da sola è in grado di essere concorrenziale in un bacino mondiale, di reggere il confronto con paesi dove produrre un articolo costa meno della metà? Forse è ancora l’Unione a fare la forza? Solo il futuro potrà dare delle risposte certe.

Flavio Duretto

 

Tags: Brexit,Unione Europea,Massimo Fiorio,Paolo Romano

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