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Profughi a Calamandrana,
Canelli non ha immobili disponibili

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Articolo pubblicato il 19/05/2015 alle ore 07:00.
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Uno dei primi arrivi di profughi nell'Astigiano
Nell’era degli sbarchi a Lampedusa e della continua emergenza umanitaria dei centri di accoglienza ormai al collasso, tocca ora all’Astigiano fare la sua parte. Dopo la disponibilità di alcuni comuni del nord della provincia, tra cui il capoluogo, ad ospitare 320 profughi richiedenti asilo anche il piccolo comune di Calamandrana, incastonato tra Nizza e Canelli, farà la sua parte. Il sindaco Fabio Isnardi ha infatti da pochi giorni aderito ad un progetto della rete SPRAR (Sistema di Protezione per i Richiedenti Asilo e Rifugiati) per l’accoglienza di cinque adulti che hanno presentato domanda di asilo politico. «Ci vuole umanità in questi frangenti – commenta Isnardi – soprattutto se non ci costa nulla».

Sì, perché a gestire il progetto non sarà il Comune di Calamandrana ma la cooperativa sociale Crescere Insieme di Acqui Terme, la quale avrà a disposizione fondi del Ministero dell’Interno per dare una casa ai profughi, inserirli in un percorso di scolarizzazione, formazione professionale e integrazione. «Questi cinque profughi rientrano nel progetto finanziato nel 2013 dal Ministero e sono un’integrazione a quanto fatto finora per far fronte ai continui sbarchi di disperati. Qui nel Sud astigiano avevamo attivato a Canelli un progetto dedicato ai minori grazie all’interessamento della Curia di Acqui e al benestare del Comune» spiega Claudio Amerio di Crescere Insieme.

A Canelli, nell’estate del 2014 erano arrivati dal Nord Africa 10 giovani, ospitati nei locali della parrocchia di Santa Chiara e qui seguiti in un percorso di integrazione dai volontari. «Il progetto ha dato ottimi risultati. Chi non è ripartito verso la Germania o altri Paesi si è fermato, ha terminato il ciclo di studi e ora sta imparando una professione» continua Amerio. Quanto fatto a Canelli sarà così replicato a Calamandrana ma con due sostanziali differenze: in questo caso si avrà a che fare con degli adulti e i locali che li ospiteranno saranno di privati. «Stiamo cercando un alloggio che possa essere concesso in affitto ai profughi. Ovviamente  il pagamento del canone di locazione, le utenze e la gestione dell’immobile saranno sotto la responsabilità della cooperativa che risponderà direttamente al proprietario – chiarisce Amerio – Vorremmo far capire che questa potrebbe essere una buona occasione per i nostri cittadini di racimolare qualche soldo, se proprio non si è mossi da spirito umanitario».

I fondi provengono dai famosi 30 euro giornalieri che lo Stato riconosce a ciascun richiedente asilo e che saranno gestiti dalla cooperativa. «Attiveremo presto dei conti con attività ed esercizi commerciali locali. In questo modo il denaro sarà speso sul territorio» continua Amerio. Per il momento non sembra che altri sfortunati del mare saranno dirottati nella Valle Belbo. «Tempo fa siamo stati contattati dalla Prefettura per verificare se esisteva la possibilità di accogliere qualche profugo – dichiara Marco Gabusi sindaco di Canelli – ma non abbiamo immobili pubblici che possono essere destinati a questo scopo». Stessa risposta dal collega Flavio Pesce: «Il vecchio asilo di via Cordara o Palazzo De Benedetti potevano assolvere questo ruolo ma sono stati alienati dal Comune tempo fa».
Intanto gli sbarchi continuano. Nell’indifferenza del resto dell’Europa che lascia l’Italia a gestire un’emergenza dai contorni sempre più critici.

Lucia Pignari

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