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Processo asilo Tigliole, bambini attendibili?

La difesa ha anticipato che chiederà al perito anche valutazioni sulla validità dell’audizione protetta dei bambini risalente a tre anni fa

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Articolo pubblicato il 03/04/2016 alle ore 07:00.
La struttura di Pratomorone che ospita l'asilo
La struttura di Pratomorone che ospita l'asilo

Con l’udienza di giovedì il processo a due ex maestre dell’asilo di Pratomorone di Tigliole ha cominciato ad affrontare il cuore della vicenda: l’attendibilità dei racconti fatti dai piccoli che frequentavano quella scuola materna e i cui racconti hanno impensierito i genitori tanto da sporgere una denuncia che è sfociata in un rinvio a giudizio per le due insegnanti. Nelle precedenti udienze erano stati proprio i genitori che si erano costituiti parte civile, a parlare per riferire le cose lamentate dai piccoli nella vita quotidiana della scuola materna.

I bambini, all’epoca dei fatti (novembre-dicembre 2013) erano stati sentiti in audizione protetta da un ufficiale di polizia giudiziaria in presenza di una psicologa infantile, la dottoressa Silvia Ornato che mercoledì è stata chiamata a deporre. Il giudice Carena vuole capire quanti e quali bambini, di quelli sentiti allora, possano essere considerati in grado di testimoniare per chiamarli, ancora una volta, a raccontare i fatti oggi, pur sempre in audizione protetta. La dottoressa però ha specificato che lei non aveva condotto alcuna valutazione sui bambini, né prima né dopo l’audizione in indagini preliminari e si era limitata ad “assistere” e a facilitare l’interrogatorio dell’ufficiale di pg redigendo poi una relazione finale che va però strettamente perimetrata all’attendibilità di quanto detto dai bambini in quel preciso momento.

Troppo poco, per il giudice, che ha allora disposto una perizia affidata alla dottoressa Patrizia De Rosa il cui incarico verrà affidato a metà aprile per valutare la capacità testimoniale dei piccoli.
Incalzata dalla difesa delle due maestre, rappresentata dall’avvocato Piermario Morra, la dottoressa Ornato ha ammesso di aver saputo che fra i genitori dei bambini che poi si sono costituiti parte civile, si era parlato di quanto accadesse a scuola, confrontando i racconti dei piccoli ma senza “contaminazioni o influenze” sui ricordi dei bambini. Molto critico il difensore di Beatrice Massano e di Monica Sovena sulle procedure e il metodo usato in fase istruttoria per raccogliere le testimonianze di bambini che allora avevano meno di sei anni.

E quando l’avvocato ha chiesto alla psicologa se non fosse stato più opportuno, all’epoca, sentire i piccoli in incidente probatorio (in modo da cristallizzare le loro testimonianze che sarebbe finite dritte nel processo senza dover ricorrere a nuovi interrogatori), alla dottoressa è scappato: «Sì, sarebbe stato meglio, adesso non ci sarebbe questo pasticcio». Così la difesa ha anticipato che chiederà al perito anche valutazioni sulla validità dell’audizione protetta di tre anni fa.

d.p.

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