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Per tenere puliti Belbo e Tinella
servono 6,5 milioni di euro

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Articolo pubblicato il 09/09/2015 alle ore 11:30.
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Il Belbo a Incisa Scapaccino
L'inquinamento del Tinella nel periodo della vendemmia è ora una priorità della Giunta Regionale. A sollevare la questione, l'associazione Valle Belbo Pulita che da anni ha acceso i riflettori sugli scarichi abusivi e sulle sostanze inquinanti che in questo particolare periodo dell'anno avvelenano le acque dei torrenti in Val Tinella e Valle Belbo. Un fenomeno che sembra partire dai comuni cuneesi, densi di piccole e medie aziende vitivinicole, ma che inevitabilmente riversa le sue conseguenze anche nella nostra provincia dato che il Tinella resta il principale affluente del Belbo.

Per questa ragione, a inizio agosto è stata convocata una riunione a Torino alla quale hanno preso parte i rappresentanti dell'associazione Valle Belbo Pulita, l'Assessore all'Agricoltura Giorgio Ferrero, il collega Alberto Valmaggia con delega all'Ambiente e le direzioni del settore Ambiente e Agricoltura della Regione oltre i sindaci dei comuni interessati (Neive, Neviglie, Trezzo Tinella). Gian Carlo Scarrone, Presidente di Valle Belbo Pulita dopo aver consegnato un dossier del dipartimento ARPA di Cuneo e alcune foto recentemente scattate del Tinella, ha fornito una panoramica sull'inadeguatezza del sistema di collettamento e depurazione nei Comuni della Val Tinella. «Abbiamo sollevato i nostri timori sul potenziale deterioramento della salute delle acque nel corso di questa vendemmia. Per questa ragione abbiamo suggerito specifici interventi da attuare entro il 2021» spiega Scarrone.

Per il collega Umberto Gallo Orsi: «questa criticità è stata causata da un consistente sviluppo dell'attività produttiva in generale, vitivinicola e turistica in particolare, e dal fatto che parallelamente a tale sviluppo non sia stato dato corso ad un potenziamento delle infrastrutture di collettamento e depurazione ed in particolare di quelle a servizio delle attività vitivinicole». La soluzione al problema potrebbe quindi arrivare dalla realizzazione di un unico depuratore attraverso l'intercettazione ed il collettamento dei reflui provenienti dalle numerose Fosse Imhoff dei Comuni di Neive, Neviglie e Trezzo Tinella. Per tale intervento esiste già uno studio di fattibilità (2012) che prevede il conferimento dei reflui, attraverso l'estensione dei collettori fognari esistenti e l'eliminazione delle fosse Imhoff, all'impianto di depurazione centralizzato di Santo Stefano Belbo (gestito da SISI S.r.l. e di potenzialità pari a circa a 125.000 a.e.).

Il costo complessivo di tale intervento ammonterebbe intorno ai 6,5 milioni di euro. Inoltre, si propone un intervento per eliminare le Fosse Imhoff nelle frazioni Valledoglio, Bricco e Pallareto nel Comune di Neive e la realizzazione di un tratto di fognatura per l'allacciamento a al collettore che porta all'impianto di depurazione centralizzato di Santo Stefano Belbo. Il costo ingente degli interventi che potrebbe in parte ricadere sulle aziende produttrici ha però scosso i sindaci, i quali hanno fatto presente la loro realtà economica fatta di piccoli imprenditori agricoli. Da tutti è quindi stato condiviso il proposito di attivare un tavolo tecnico, al termine della vendemmia, per fare il punto della situazione ed individuare strategie operative per la salvaguardia di un paesaggio riconosciuto patrimonio dell'umanità.

Lucia Pignari

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