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Parla l’amico di Buoninconti
«Michele è un leone in gabbia»

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Articolo pubblicato il 25/02/2015 alle ore 07:00.
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Sandro Caruso, costigliolese, anche lui padre di quattro figli e amico di Michele Buoninconti. Fin dal suo arresto ha creduto all'innocenza del marito di Elena. Si sono salutati con un abbraccio e con la promessa di una nuova visita
Un'ora di colloquio, venerdì scorso, all'interno del carcere di Quarto, per portargli il suo sostegno e la sua amicizia. Sandro Caruso, costigliolese, anche lui papà di quattro bambini, ha fatto visita a Michele Buoninconti, dallo scorso 29 gennaio rinchiuso in carcere con la terribile accusa di aver ucciso la moglie, Elena Ceste, e di averne occultato il cadavere nel rio Mersa, a poche centinaia di metri da casa.

Una conoscenza dapprima superficiale, quella tra Caruso e Buoninconti: un cordiale scambio di saluti quando si incontravano per strada, poi un legame che si è rafforzato negli ultimi mesi. «Abbiamo dato vita ad un gruppo su Facebook per dimostrargli il nostro sostegno e la nostra fiducia, perché crediamo nella sua innocenza. In questi ultimi tempi ci siamo visti spesso, prendevamo un caffè insieme. E ho voluto andare a trovarlo in carcere per rimanergli vicino anche in questo momento difficile e delicato», ci spiega Caruso, a cui chiediamo come ha trovato Buoninconti: «E' ovviamente provato, ma si fa forza: è "un leone in gabbia", ribadisce la sua innocenza e ripete che è stato rinchiuso in carcere ingiustamente. Sta collaborando con gli avvocati, a cui ha dato fiducia, per difendersi».

Il giorno dopo la visita dell'amico a Quarto, è giunta la decisione del Tribunale del Riesame di respingere la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi legali: «Michele si aspettava di venire liberato», dice Caruso, al quale chiediamo anche notizie della vita di Buoninconti in carcere: «Va d'accordo con il suo compagno di cella e con gli altri detenuti, che scherzano e fanno anche qualche battuta con lui. Legge la Bibbia e i giornali e guarda la tv. Mi ha chiesto anche notizie dei figli e voleva persino darmi dei dolci da portare a casa ai miei bambini».

«In queste settimane ha ricevuto visite solo dal fratello che vive a Torino e dai suoi legali, oltre alla mia - aggiunge il costigliolese –- Gli ho promesso che sarei tornato a trovarlo e lui aspetta la mia visita». Un lungo abbraccio tra i due nel momento di salutarsi, con la promessa di rivedersi. «E' stato un incontro toccante, si è sfogato con me, è importante che gli arrivi sostegno dall'esterno -– conclude Caruso -– Come gruppo di Facebook e io in prima persona continuiamo a sostenerlo, perchè gli crediamo e vogliamo che la sua immagine venga riscattata».

Marta Martiner Testa

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