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Palio, Torretta ingaggia Pusceddu

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Articolo pubblicato il 15/12/2015 alle ore 07:00.
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Valter Pusceddu portato in trionfo dopo la vittoria
Nell’ambiente paliesco la situazione “stagnava”. S’intuiva però che da un momento all’altro qualcuno avrebbe dato fuoco alle polveri. Le dirigenze, quelle di maggior “spessore”, sembravano quasi scrutarsi a vicenda, pronte ad attaccare ma nel contempo timorose di scoprire troppo in fretta le proprie carte. Il colpo non poteva andare a vuoto, bisognava agire con le certezza di colpire il bersaglio. Oggetto del desiderio di (quasi) tutti Valter Pusceddu, detto Bighino, vincitore del Palio 2015 per il Rione San Paolo. Il fantino nato a Genova, ma di chiare origini sarde, non è un mistero che nella sua scuderia disponga al momento di tre purosangue di alto livello, uno dei quali dominatore dell’ultima corsa svoltasi in Piazza Alfieri e secondo sul palo l’anno precedente. Pusceddu nel periodo post Palio ha avuto contatti con diverse pretendenti (e non poteva essere diversamente), indirizzando alla fine la sua scelta su uno dei Borghi cittadini più ambiziosi e credibili.

Nel 2016 “Bighino” indosserà il giubbetto della Torretta, Comitato presieduto da Giovanni Spandonaro e da sempre in prima linea nell’andare a caccia del successo. Per lui si tratterà di un ritorno, poichè furono proprio i biancorossoblu nel 1999 a farlo debuttare in Piazza Alfieri. Ai tempi Pusceddu, da poco diciottenne, seppe subito mettere in mostra le sue doti centrando la finale e piazzandosi quinto su Picciola. Risultato poi bissato nel Palio “straordinario” dell’anno seguente, questa volta su Muso Grigio. La sua prima parentesi in Torretta si chiuse con la corsa di settembre del 2000, quando a causa di un acciacco fisico al cavallo non riuscì ad entrare in finale. L’ingaggio di “Bighino” per l’anno a venire ha smosso le acque nel mondo paliesco, creando giustificata euforia in casa torrettese. Per i biancorossoblu la partecipazione al Palio ha sempre avuto quale denominatore comune il raggiungimento della vittoria. Lo sa bene Giovanni Spandonaro, che “in primis” ha fortemente voluto Pusceddu per rinverdire fasti neppur troppo lontani (ricordiamo che la Torretta ha vinto il Drappo solamente due anni addietro, nel 2013) e arricchire la bacheca del Borgo.

Il Rettore, come confermato nelle dichiarazioni da lui rilasciateci che troverete in questa stessa pagina, non ha avuto timori nell’indossare la “scomoda” veste di favorito in ottica 2016. Portare al canapo Pusceddu con uno dei cavalli più competitivi ed affidabili visti in piazza negli ultimi 10-15 anni significa ragionare in grande. E ben si sa che nel Palio conta unicamente tagliare il traguardo davanti a tutti, poichè dalla piazza d’onore a scendere sono soli sorrisini, pacche sulle spalle e nulla più. Dopo aver vissuto un’annata non esaltante dal punto di vista del risultato (eliminazione in batteria del rientrante Massimo Coghe) ma comunque ricco di sfumature importanti e positivo per il clima venuto a crearsi in seno al Comitato, ecco pronta la nuova sfida. E gli avversari? Qualcuno obietterà che fare doppietta al Palio è impresa ardua, ma è fin troppo facile anticipare la risposta che arriverà dal Comitato di Corso Ivrea: «Difficile, vero, ma non impossibile, soprattutto quando si possiede l’accoppiata più forte del lotto.» Da valutare le contromosse. A carte spesso gli assi non vengono giocati nelle prime mani, ma tenuti in serbo per la fase cruciale della partita. La Torretta ha capovolto il discorso ed ora il testimone passa ai Comitati rivali.

E lui, il diretto interessato, che dice? Lo raggiungiamo al telefono domenica sera. E’ appena rientrato da Pisa dove era impegnato un suo cavallo. «Sono stati giorni frenetici - afferma Pusceddu - ho parlato con diverse dirigenze e ho valutato tutte le proposte con attenzione, analizzando i pro e i contro di ognuna. Sono convinto di aver fatto la scelta migliore. Torno in un ambiente al quale devo molto. Mi fecero esordire quando avevo diciott’anni: molti ragazzi che allora mi sostennero con tutto il loro entusiasmo li ritroverò uomini e per me sarà un’emozione grande. Allora non ce la feci a regalare il trionfo a loro e a tutto il Borgo. Ci riproverò nel 2016, dando il meglio di me. Conosco bene lo spirito con il quale la Torretta scende in Piazza. Io non posso né smentirlo né tradirlo. Ho sulle spalle un’incombenza non di poco conto, ma non mi spavento. Non garantisco la vittoria, poichè nessun fantino ragionevole potrebbe farlo. L’imponderabile e le dinamiche di corsa rappresentano un qualcosa di imperscrutabile. Ma al Borgo biancorossoblu e al Rettore Giovanni Spandonaro, un uomo di grande carisma che ha saputo toccare le corde giuste per orientare la mia decisione, dico di dormire sonni tranquilli. Saremo in primissima fila.»

A San Paolo, al Rione che hai portato alla vittoria, quale saluto mandi?
«Ho trascorso lì tre anni meravigliosi. La gente mi ha sempre sostenuto, ho potuto lavorare con serenità. Una dirigenza di alto livello e a questo proposito non posso non citare il Rettore Silvano Ghia, persona caparbia e competente. Con Silvano ho creato un rapporto solido, importante. Credo di aver dimostrato con la vittoria ottenuta quanto grande sia stato il mio impegno per regalare loro un Palio che attendevano da 22 anni.»
E agli altri Borghi, Rioni e Comuni che ti hanno cercato che dici?
«Li ringrazio perchè mi hanno fatto sentire importante. I loro apprezzamenti non li scorderò. Le situazioni di Palio portano ad allontanarsi e a ritrovarsi, a conoscersi a fondo e a costruire qualcosa di solido. Il Palio è bello, ma porta inevitabilmente a fare delle scelte. Oggi la Torretta è ciò che desidero, un’avventura coinvolgente che mi dà modo di realizzare un sogno: devo portare a termine il lavoro iniziato sedici anni fa.»

Massimo Elia

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