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Palio, parla Ballesteros: «Era scritto
che tornassi a Santa Maria Nuova»

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Articolo pubblicato il 19/05/2015 alle ore 16:00.
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I momenti successivi alla caduta nella finale del Palio 2014: vengono prestati i soccorsi a Martin e a Dino Pes
Appuntamento al "Galletto", dove il titolare Marco Zerella non perde occasione di puntualizzare: «Ballesteros? Un ottimo fantino. in grande forma». Martin sta al gioco, è divertito... tranquillo.
Iniziamo parlando del tuo ritorno in rosazzurro...
«A Santa Maria Nuova ho tanti amici. Sono davvero felice di essere tornato. Lì ho corso sei Palii, dal 1997 al 2001, vincendo nel 2000 con Guera. Ho ritrovato ragazzi che allora avevano dieci-quindici anni e ho riscontrato in loro grande ed immutato entusiasmo.»
Perchè te ne andasti?
«Mi interessava montare un cavallo, Soprancristinelli, che ritenevo adattassimo per il Palio. Un vincente insomma. Quel purosangue era a Tanaro, ci andai e centrai la vittoria. Avevo visto giusto. Il distacco dalla "Signora" avvenne però in serenità, senza polemiche. Negli anni a seguire ci furono un paio di possibilità per un mio ritorno a Santa Maria Nuova, ma non andarono in porto. Ora le congiunzioni astrali hanno fatto si che l'unione si ricreasse.»

Con quali ambizioni?
«Beh, visto che sono riuscito a far ingaggiare la cavalla di Gianni Viarengo che l'anno passato portai in finale per Montechiaro e che destò una grande impressione in batteria imponendosi in scioltezza, direi che non sono messo male.»
In batteria, certo, perchè in finale dopo un rettilineo eri giù... alla prima curva...
«Non mi ci far pensare. Ancor oggi mi arrabbio un casino. E' stato messo su un fantino che non aveva esperienza e i risultati si sono visti. E a posteriori posso dire che è andata bene perchè l'incoscienza di quella persona avrebbe potuto provocare guai ben peggiori.»
La cavalla aveva nelle gambe la finale? O come sostengono alcuni nell'ultimo atto non avrebbe recitato una parte da protagonista?
«Alcuni parlano tanto per parlare. Io c'ero su e al riguardo so ciò che dico. Se un signore non mi avesse buttato giù alla prima curva avrei lottato per il successo.»

Oggi la cavalla come sta?
«Tutti i giorni vado da Gianotti a montarla. Non è ancora al top, ci mancherebbe.. Infatti ciò che conta per me, per il Borgo e per il proprietario è che sia al massimo della forma a settembre. Allo stadio, nel Gran Premio, non ho voluto spremerla. La batteria l'ho superata facilmente, poi in finale ho corso di conserva e nell'ultimo giro e mezzo l'ho praticamente fermata. Chiederle troppo non sarebbe servito a nulla in questo momento.»
Allo stadio hai vinto una "secca" anche con un altro cavallo...
«Si, e credimi, è stato più difficile del previsto. Molti dicevano che il mio cavallo era favorito, che i rivali non erano competitivi... Tutte scemenze. La cavalla che mi è arrivata dietro era molto veloce e pericolosa. Pertanto anche quello è stato un successo rilevante.»
Abitualmente ormai tu vai a svernare nella tua terra, in Argentina. Poi rientri ma magari perdi qualche possibile ingaggio di inizio stagione...
«Oggi come oggi ho solo Asti in programma. Potrebbe svilupparsi un discorso con Feltre ma non c'è ancora nulla di definito. Per me conta solo Asti, tutto il resto viene dopo. Il nostro Palio è importante, molto più importante di quanto alcune persone pensano.»

La manifestazione è cambiata molto dal 1991, anno del tuo esordio?
«Diciamo che il Palio nel tempo si è un tantino dequalificato. Andrebbe rilanciato, ma purtroppo con certe persone che fanno parte di quest'ambiente sarà difficile che ciò avvenga.»
Spiegati meglio...
«Una volta nel Palio esistevano regole non scritte che venivano rispettate alla lettera. Una stretta di mano, una parola spesa aveva più valore di un contratto su carta. Invece oggi non è più così. Nel ricambio dirigenziale che c'è stato sono entrati a far parte del meccanismo personaggi che nulla hanno a che vedere con quelli di un tempo. Un esempio? Ho stipulato un accordo sulla parola, alla presenza di testimoni, con un dirigente di un Comitato che mi ha promesso "qualcosa". Un paio d'anni fa. Finora io ho visto soltanto la metà di questo "qualcosa"... E sai perchè? Perchè oggi la parola non ha più il valore di un tempo. Un tempo era sacra, oggi molti impegni non vengono mantenuti. Altro Palio, altre persone... Una cosa certa: se recupererò ciò che mi spetta farò un regalo alla Fondazione Pupi, un'organizzazione che interviene in favore dei bambini disagiati. A fondarla è stato l'ex capitano dell'Inter e della Nazionale Argentina Javier Zanetti. Ma pretendo che i patti vengano mantenuti».

Massimo Elia

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