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Palio, il fantino Mari: «Ad Asti
corsa al risparmio? Manco morto»

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Articolo pubblicato il 03/09/2014 alle ore 10:10.
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Andrea Mari festeggiato dai contradaioli della Civetta dopo il trionfo agostano a Siena
Andrea Mari, detto Brio, viaggiando sottotraccia, ha centrato nel Palio senese di agosto un successo entusiasmante. Con il suo Occolè, mezzosangue esordiente, sotto la Torre del Mangia ha disputato una carriera regale, portando nella Contrada della Civetta il Drappellone opera dell'artista bulgaro Ivan Dimitrov. Mari, come sua caratteristica ha disputato un Palio intelligente e focoso al tempo stesso, andando prima a parare il Leocorno e poi sferrando l'attacco decisivo durante il secondo giro all'accoppiata dell'Aquila. Ha corso con impeto e con intelligenza al tempo stesso, senza fretta, conscio del perfetto stato di forma e delle potenzialità dell'esemplare che montava.
«Non è stato facile - attacca Andrea con la sua parlata di getto, repentina - perchè al canapo c'erano accoppiate di alto livello. E' stata privilegiata la fascia alta e tutti i cavalli erano competitivi. Ha contato molto la posizione alla mossa, poichè Istriceddu, potenziale vincente, partendo di rincorsa si è subito trovato fuori dai giochi. Altro fatto importante al via c'era una Contrada in meno, particolare questo di grande rilevanza. Più spazio tra le corde, più possibilità di movimento. Tutte situazioni che ho cercato di sfruttare al meglio».

Il tuo Occolè?
«Una meraviglia, uno spettacolo. In perfette condizioni. Pronto, scattante. Ma in proposito non avevo dubbi, poichè sapevo che ad allenarlo era stato Dino Pes. Dino ha fatto un lavoro splendido, è stato il valore aggiunto alla mia prestazione. Ha seguito il cavallo con competenza e con la consueta bravura. Sapevo di avere sotto il sedere un grandissimo motore. Appena gli davo la via Occolè volava».
La corsa? Un ricordo vivo?
«Ce l'ho stampata in testa. Prima sono andato a parare la rivale, incombenza doverosa, poi ho studiato la situazione, senza fretta. Davanti a me avevo Francesco (Carìa, fantino dell'Aquila, n.d.r) che ha corso il più bel Palio della sua carriera. Ha fatto il massimo. Io mi sono portato in scia, dietro c'era spazio e non aveva necessità di parare eventuali attacchi. La traiettoria per infilarmi e andare al comando l'ho facilmente individuata, conoscevo bene le caratteristiche del mezzosangue dell'Aquila (Lo Specialista, n.d.r). Ho ragionato, è andata benissimo»

Sulla piazza senese molti ti considerano uno dei due-tre migliori fantini. Una valutazione persino riduttiva a mio modo di vedere...
«No, non credo di essere il numero uno. Penso che a Siena, al momento, ci siano quattro fantini sullo stesso livello: Atzeni, Bartoletti, Zedde e il sottoscritto. Senza dimenticare "Trecciolino", che quest'anno non ha corso ma che resta comunque uno che in carriera di Palii ne ha vinti davvero tanti. Io per ora sono a quattro, ma avrei potuto averne in carniere almeno un altro paio se non avessi fatto qualche errore e la fortuna mi avesse assistito maggiormente».
L'infortunio? Pare tu l'abbia superato alla grande...
«Si, ora sto bene, mi sono completamente ristabilito. Devo ringraziare tutti quelli che mi hanno seguito: dottori, fisioterapisti, preparatori. Ma è stata dura, durissima, per oltre un anno ho lavorato non forte, di più...»

E ora Asti. Con quali ambizioni? Che cosa rispondi a chi sostiene che verrai su a farti soltanto una "girata"?
«Secondo te, dopo aver vinto il Palio che ho vinto a Siena vengo a rovinare tutto ad Asti con una prestazione di secondo piano? Ma manco morto. Se non otterrò il risultato massimo ad Asti sarà perchè qualcuno è andato più forte di me. Ma io sono fiducioso. Torno a Santa Caterina dopo dodici anni, mi hanno rivoluto e li ripagherò. Chi dice che ad Asti mi risparmierò proprio non mi conosce».
Come stai a purosangue?
«Ne ho due in scuderia, un maschio e una femmina. La femmina su l'avevo già portata, il maschio mi dà grandi garanzie. Negli ultimi tempi, per non saper nè leggere nè scrivere ho fatto allenare i miei due "puri" in ippodromo. Hanno lavorato sodo».
Chiudiamo con i favoriti...
«Mah, direi "Gingillo" e Dino Pes. Attenzione anche a Pusceddu, Valter dispone di ottimi cavalli».

Massimo Elia

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