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Odissea in terra Unesco
per il bus che non c’è

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Articolo pubblicato il 03/09/2015 alle ore 07:00.
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La stazione di Nizza Monferrato
Il treno, seppur con la carrozzeria un tantino scrostata ha comunque l'aria condizionata e gli scompartimenti sono puliti, mentre sferraglia tra vigne di Barbera e Moscato, terre Patrimonio dell'Unesco. La vendemmia è nel suo pieno; c'è chi stacca le uve, chi trasporta ceste, chi movimenta il trattore lungo dolci pendii. Saranno mica vendemmiatori "in nero", sottopagati e giostrati da "caporali" senza scrupoli? Si chiedono i freschi occupanti della littorina guardandoli al lavoro grondanti sudore. "Suvvia, siamo Unesco e certi fenomeni esistono anche da noi ma confinati in poche enclave", commentano i più ecumenici. Salgo ad Asti, venerdì 28 agosto. Il fischio arriva puntuale alle 16,12. Tocchiamo Mongardino (e chi se lo ricordava con la sua stazioncina ordinata), Vigliano, Montegrosso e Castelnuovo Calcea. Tour in uno spicchio di sud Astigiano che mi mancava da tempo.

"Come sarebbe bello vedere una vaporiera sbuffare con il suo carico di turisti in visita a vigne e Cattedrali sotterranee!" Commentano ancora i disincantati viaggiatori. Sbarchiamo a Nizza in perfetto orario. Che l'Unesco abbia portato in dote anche la puntualità svizzera? Ci domandiamo. Felici di questa scoperta, usciamo sul piazzale. E qui cominciano i guai. Eravamo stati informati che corse di "autopullman sostitutivi" ci avrebbero accompagnati a Calamandrana e Canelli. In effetti, la tabella affissa alla palina al limitare dell'ampio parcheggio degli autobus dice che la prossima corsa passerà alla 16,46. Pare un sogno: cinque minuti di attesa! Saranno mica arrivati i giapponesi con la loro pignoleria qualitativa e la mania delle coincidenze? L'orologio segna le 16,50. Vabbè, che sarà mai qualche minuto di ritardo: un contrattempo ci sta. Le lancette dell'orologio toccano le 16,55, poi le 17. La preoccupazione comincia a serpeggiare. Osiamo chiedere informazioni nel bar della stazione. Il gestore, affabile, ci spiazza. Il dialogo è kafkiano. «Scusi, per cortesia sa mica se passa la corriera per Calamandrana-Canelli?» azzardiamo, senza entrare nello specifico degli orari. «Guardi -– risponde sorridente l'esercente –- l'ultima è transitata verso le 15. Dovrebbe passarne un'altra, ma non è sicuro».

Come, non è sicuro? «Ma l'orario indica che ci sarebbe dovuto essere un collegamento alle 16,46….». «Bravo. Ci dovrebbe essere, ma non c'è. Si armi di pazienza e aspetti». Arriva il treno da Acqui, bello, è un "Minuetto". La speranza si ravviva: vuoi vedere che il pullman aspetta la coincidenza dall'Acquese? Sotto gli ombrosi platani, adesso, ci sono anche un giovanotto, una signora ed una famiglia di turchi, padre, madre con il caratteristico hijab e due bimbi. L'incedere delle lancette dell'orologio è lento ma inesorabile, segnano le 17,15. Intanto, giovanotto e signora sono stati prelevati da parenti muniti di auto. Sudiamo, e non solo per il caldo. Vuoi vedere che… «Aspetta la corriera? Non si fidi, gli orari sono ballerini» butta lì un avventore del bar, alzatosi dal tavolo dove è in corso un'accesa partita a tresette. Ballerini?! Eppure sulla tabella, colonna "FerF6", si dice che la corsa è "feriale dal lunedì al sabato e si effettua dal 15/6/2014 al 07/09/2015". Sono le 17,25, aspettiamo da 40 minuti: potremmo aggrapparci alla corsa delle 18,26, ma chi si fida? Non c'è più speranza.

Anche la famigliola turca sbuffa, commenta in una lingua incomprensibile e, non avendo conoscenti automuniti (non aspettano i "caporali", almeno questo!), s'incammina mestamente a piedi. Cediamo all'evidenza dei fatti telefonando ad un amico che, dopo dieci minuti, arriva con un ghigno beffardo stampato dentro l'abitacolo dell'auto fresco di aria condizionata. Un pensiero, tanto maligno quanto reale, ci consola rimirando le vigne in pieno raccolto: se i "caporali della vendemmia" si fossero affidati ai collegamenti dei pullman sostitutivi della linea 4012/1 Alessandria-Castagnole-Alba in questo scorcio d'agosto per reclutare e smistare i lavoranti, il fenomeno sarebbe morto sul nascere.

Giovanni Vassallo

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