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«Non tutti i macedoni sono caporali»
La minaccia di uno sciopero di massa

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Articolo pubblicato il 02/09/2015 alle ore 07:00.
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Ilona Zaharieva, presidente dell'associazione culturale Il Ponte di Pietra di Canelli
Erano pronte allo sciopero tredici delle ventiquattro cooperative che in questi giorni di vendemmia forniscono la manodopera alle aziende agricole tra Nizza, Canelli e l'Albese. Tutte e tredici fanno capo a cittadini di nazionalità macedone che poco hanno apprezzato il taglio di certi articoli pubblicati su alcuni giornali locali. «Ci siamo sentiti attaccati, ci hanno puntato il dito contro definendonci "sfruttatori". Ma noi macedoni non siamo tutti caporali» dice Ilona Zaharieva, Presidente dell'associazione culturale Il Ponte di Pietra di Canelli, da anni impegnata nel mondo delle cooperative.

Ilona parla a nome degli altri macedoni, che non hanno voluto esporsi ma che sulla "vendemmia della vergogna"hanno qualcosa da dire. «Vogliamo difendere la nostra onestà, siamo persone corrette. Non è vero che i macedoni sfruttano il lavoro dei propri connazionali –- continua Ilona – attraverso certa carta stampata sta passando una pessima immagine del nostro popolo. Non lo accettiamo». Ilona non nega il fenomeno del capolarato, che resta però estraneo, dice, alle tante cooperative di italiani e stranieri, che sul territorio forniscono lavoro correttamente e con la paga sindacale. «Si è generalizzato facendo di tutta un'era un fascio, insinuando che sono le cooperative straniere a fornire manodopera a basso costo, quella che poi viene sfruttata a tre euro l'ora. Ma noi forniamo operai tra i 14 e i 16 euro l'ora più IVA. Dove sta lo sfruttamento?».

Da qui l'idea di organizzare una protesta eclatante tra i filari, uno sciopero di qualche ora nei giorni caldi della vendemmia. «Volevamo lanciare un messaggio forte. Poi è prevalsa una logica di buon senso. Per il rispetto che dobbiamo alle nostre aziende clienti abbiamo deciso di soprassedere, i costi di quelle ore perse sarebbero stati esorbitanti. Non rinunceremo però ad attuare qualche forma di protesta simbolica. Ci stiamo ragionando». Quanto ai migranti bulgari, che approdano a Canelli in cerca di fortuna ma senza un tetto sulla testa, Ilona prende le distanze: «non lavoriamo con loro. Noi ci affidiamo per lo più a nostri connazionali, attraverso il passaparola. Chi arriva a Canelli tramite noi, sa già dove alloggiare e in quale azienda è stato collocato».

Viene poi sfatato il mito del lavoro sottratto agli italiani. «Quest'anno abbiamo carenza di manodopera. Ci siamo rivolti al centro per l'impiego per individuare qualche nominativo ma non abbiamo trovato nessuno» spiega Ilona. L'Italia non sarebbe più così attrattiva per i macedoni, sempre meno interessati a spostarsi nel nostro paese unicamente per la vendemmia, specialmente se non si dispone di un alloggio. «Negli anni passati qualche cooperativa aveva provato ad allestire un dormitorio ma i costi di mantenimento e la burocrazia avevano fatto ben presto desistere» ci spiega. Ora Ilona spera che sulla vendemmia canellese si spengano i riflettori: «non ci interessano le polemiche. Per noi l'importante è lavorare e contribuire alla crescita di un paese che ormai sentiamo anche nostro».

Lucia Pignari

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