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Nizza, quel semaforo rosso troppo lungo

Un regolatore del traffico sul quale nel corso del tempo ci sono state forti discontinuità tra le diverse Amministrazioni che si sono succedute

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Articolo pubblicato il 04/04/2016 alle ore 06:40.
Il semaforo della "discordia"
Il semaforo della "discordia"

È una specie di “sempreverde” della polemica all’ombra del “Campanòn” il semaforo cittadino – l’unico, in effetti – che regola ormai da anni la viabilità tra il “ponte gobbo”, via Cirio e via IV Novembre. Oggetto delle lamentele, sulle piazze reali e virtuali, è quasi sempre il tempo di attesa sull’uno o sull’altro lato della strada, prima che la luce diventi verde e consenta il passaggio. In alternativa, si addita come pericolosa la coda che tende a formarsi in via Roma e corso Acqui, spesso a ridosso di un’altra interruzione temporanea della viabilità come il passaggio a livello nei pressi di piazza Dante; quando non avviene che automobilisti poco prudenti attendano in fila proprio sulle rotaie del treno, rischiando di rimanere intrappolati in caso di chiusura delle sbarre.

Qualcuno, in tempi recenti, è giunto a ipotizzare un incremento del perdurare del “rosso”, a discapito di chi si trova al volante e transita dalla zona con una certa fretta. Ma in effetti, chiarisce il comandante della Polizia Locale Silvano Sillano, il tempo di alternanza delle luci del semaforo è regolato da un software: «Tramite alcuni strumenti di rilevazione, i tempi di attesa vengono accorciati sul lato dove esiste un numero maggiore di automobili in attesa. Il proposito è di andare a vantaggio delle direzioni dove c’è maggior traffico. In questo modo si evita, per esempio, che il segnale rimanga verde là dove non ci sono vetture di passaggio».

Nell’incrocio, punto particolarmente critico è la svolta da via IV Novembre, a sinistra, in piazza Cavour ovvero di fronte alla chiesa di San Giovanni. Sebbene di tanto in tanto si vedano autovetture passare da quel lato, intasando il traffico, questo tipo di manovra è in effetti vietata. Precisa il Comandante: «Da quando la nostra sede è in piazza Cavour, abbiamo possibilità di monitorare meglio l’incrocio. Circa 2 volte al mese emettiamo contravvenzioni per questa svolta illecita».

Sull’utilità o meno del semaforo, ci sono state in effetti forti discontinuità tra le amministrazioni. Primo atto di Pietro Balestrino, da assessore ai lavori pubblici della giunta Lovisolo, fu quella di farlo spegnere. Ricorda l’ex Assessore: «Temevamo ci sarebbero stati problemi, ma la gente usava il cervello e faceva attenzione. Penso sarebbe opportuno disattivare il semaforo anche ora, approfittando della vicinanza della sede della Polizia Locale. Gli agenti potrebbero regolare il traffico nei momenti di punta». Balestrino menziona un progetto, a suo tempo, per modificare l’incrocio: «Volevamo abbattere il palazzo della Banca di Novara, in gran parte inutilizzato, per fare una piccola rotonda. Sarebbe un progetto su cui mi piacerebbe ritornare, se Lovisolo tornasse in carica come sindaco».

Fulvio Gatti

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