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Minacciato di morte per il libro
"Volevo uccidere Gianni Morandi"

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Articolo pubblicato il 22/09/2013 alle ore 07:00.
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Lo scrittore Igor Nogarotto
E’ il suo primo romanzo ed ha suscitato un grande clamore. Un titolo ad effetto, certamente, che ha scatenato fin da subito anche frasi pesanti all’indirizzo dell’autore.Ma da circa tre mesi Igor Nogarotto, 39 anni, artista astigiano, cantautore, autore di testi (collabora con alcuni dei protagonisti dei programmi televisivi Zelig e Colorado) ed ora scrittore, riceve minacce telefoniche da parte di uno sconosciuto. Lo esortano a ritirare le copie del suo libro “Volevo uccidere Gianni Morandi”, uscito ad inizio anno. «Nel caso non provveda è minacciato di morte». «Il tono è molto irruento: all’inizio non ho preso sul serio le minacce. E voglio ancora pensare che si tratti di uno scherzo di cattivissimo gusto – ci spiega Igor Nogarotto – Certo le minacce così reiterate nel tempo destano una certa preoccupazione.

Ho deciso di rendere pubblico quanto sta accadendo con la speranza che chi mi sta minacciando interrompa questa persecuzione, prendendo consapevolezza che il titolo del libro, “Volevo uccidere Gianni Morandi”, è soltanto una metafora, ironica, per parlare delle difficoltà nel trovare la propria dimensione nella vita». E’ il racconto di un percorso, della fatica necessaria per arrivare a realizzare se stessi e i propri sogni e obiettivi. Ed è inoltre un invito, uno stimolo ad avere grande coraggio. Nel romanzo ci sono anche episodi realmente accaduti. «Ho voluto fare questo tentativo, di far sapere delle minacce che ricevo, prima di intraprendere iniziative, quali una denuncia contro ignoti», aggiunge l’artista astigiano.

Il suo romanzo è in realtà un omaggio al cantante: «Lo stesso Gianni Morandi, che conosco, ha autorizzato l’impiego di questo titolo. Senza peraltro chiedere nulla per sé». Forme di “minaccia” erano arrivate all’autore da un blog di fans del cantante: «Sono state spese parole pesanti e minacciose nei miei confronti subito dopo l’uscita del libro: “Vorrei io  ammazzare l’autore”, “Troviamolo e facciamolo fuori”. Frasi forti, ma che ho vissuto con ironia. Le telefonate che ricevo sono qualcosa di più preoccupante».Ma anche tante attestazioni di solidarietà, da parte di molte persone, incredule di fronte ad un fatto del genere.

Marta Martiner Testa

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