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Minacce agli amici di Michele
che volevano manifestare per lui

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Articolo pubblicato il 25/02/2015 alle ore 12:44.
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Sandro Caruso davanti a casa Buoninconti
E’ nato un piccolo giallo stamattina intorno al sit-in indetto da Sandro Caruso insieme ad un gruppo di costigliolesi che intendevano manifestare davanti alla casa di Elena Ceste e Michele Buoninconti a favore di quest’ultimo, in carcere da un mese con l’accusa di aver ucciso la moglie e averne nascosto il cadavere nel rio Mersa. «C’era stato un giro di telefonate fra noi amici di Michele e di Elena – racconta Caruso – per ritrovarci qui e ribadire che non riteniamo giusti i continui processi televisivi contro Michele che lo danno già per colpevole prima ancora di conoscere i dettagli dell’inchiesta. Qui tutti vogliamo sapere la verità sulla fine di Elena e se c’è un colpevole  deve pagare tutto e fino in fondo. Ma non è detto che quel colpevole sia Michele. Anzi, per me e per questo gruppo di amici abituati da tempo a frequentare la sua casa quando ancora era con Elena e con i figli, sono tantissimi i dubbi: ogni punto dell’accusa può essere smontato a favore di Michele».

Caruso, anche davanti alle telecamere di Canale 5 ha raccontato che, appena si è saputo in paese dell’intenzione di fare la piccola manifestazione di solidarietà a Michele, ha ricevuto lettere anonime a casa con su scritto «Vi dovete vergognare a difendere uno come Michele» oppure «Dovreste darvi fuoco invece di andare in tv ogni volta» e altre dello stesso tenore. Lui, alla fine, ha deciso di esserci lo stesso stamattina, e ha voluto appendere tre cartelli a sostegno di Michele sulla cancellata esterna della casa di via San Pancrazio. «Anche se non vorrei urtare la sensibilità dei genitori di Elena, che spesso tornano qui ad accudire gli animali da cortile». Caruso ha annunciato di essersi rivolto alla stazione carabinieri di Costigliole e ha già detto di voler agire per vie legali per scoprire chi sono i mittenti di quelle lettere.

«E’ per questo che questa mattina sono qui da solo. Ma capisco perfettamente gli altri amici che mi hanno contattato e, dopo le minacce, hanno preferito non essere presenti. Tutti abbiamo famiglia e non vogliamo correre troppi rischi, visto quanto si è alzato il tono contro di noi». L’amico di Michele è l’unico che, insieme ad avvocati e fratello, ha incontrato finora Michele al carcere di Quarto. «E ho già chiesto il permesso per un altro colloquio». Si attendono per domani o venerdì, intanto, le motivazioni con le quali il Tribunale del Riesame di Torino ha mantenuto la misura della detenzione in carcere di Michele ma ha derubricato il reato a lui contestato da “omicidio premeditato” a “omicidio d’impeto”.

Daniela Peira

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