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Asti

Massimo Coghe: «Al Palio di Asti occhio
allo Zedde, Dino Pes e Bruschelli»

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Articolo pubblicato il 05/09/2014 alle ore 11:46.
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Massimo Coghe in piazza Alfieri nel 2012 con la giubba di Moncalvo
Classe innata, bravura, sensibilità, doti tecniche e "feeling" impareggiabile con i cavalli: cinque peculiarità fondamentali che hanno fatto e fanno di Massimo Coghe uno dei fantini più grandi di sempre. Giunto a Siena dalla sua Norbello con obiettivo primario quello di correre in piazza del Campo, "Massimino" vide il suo sogno coronarsi nel luglio del 1986, quando montò Brandano per il Nicchio. L'anno successivo piazzò la prima "zampata" ad Asti, vincendo nell'ovale della vecchia piazza sottostante con la giubba di San Lazzaro. A seguire la corsa si spostò nella più complessa piazza Alfieri su un tracciato a triangolo, temibile soprattutto per la stretta "piega" del Cavallone. Massimo impiegò undici anni per rivincere.

Nel 1999 arrivò il bis per San Lazzaro. Con i gialloverdi fu addirittura tripletta nel 2001. Poi iniziò per lui un periodo in chiaroscuro, la dea bendata non gli fu amica e lasciò per strada col formidabile Millennium Bug almeno due trionfi (San Paolo e San Martino San Rocco). Rivinse nel 2009 per Santa Maria Nuova e fece cinquina nel 2011 a San Damiano. Fin qui Asti. Il suo "palmares" senese lo vede tre volte primo sotto la Torre del Mangia: luglio ‘88, Nicchio, su Benito III; luglio ‘94, Pantera, su Uberto e agosto ‘99, Chiocciola, su Votta Votta. Per lui anche un successo a Legnano (2003) e uno a Fucecchio (1998). Con Massimo non si potrà mai parlare di intervista, ma semplicemente di dialogo.

Primo argomento toccato quello sull'evoluzione dei Palii e sulla valenza tecnica dei fantini, soprattutto di fascia medio-bassa.
«Riguardo ai Palii non credo sia cambiato molto, le difficoltà a grandi linee sono rimaste invariate. Sui fantini, beh, diciamo che la valenza tecnica della fascia bassa è calata sensibilmente. Vedo meno professionalità e una esagerata facilità per alcuni nel trovare sistemazione. Molto spesso si punta su ragazzi di scuderia che iniziano facendo tutti i tipi di lavoro, anche i più umili, e che alla fine, magari perchè alle dipendenze di un fantino affermato, trovano ingaggio. Però la preparazione tecnica spesso è carente. D'altronde siamo in periodo di crisi e certe scelte diventano quasi obbligate».
E l'ippica la crisi l'avverte, eccome...
«L'avverte si. In ippodromo si attendono i premi maturati per un sacco di tempo, a volte anche un anno e mezzo. Non credo sia logico. E allora bisogna fare i conti della serva, ottimizzare, risparmiare. Ma la mancanza di mezzi va a scapito della situazione tecnica, che non migliora».

Circa un anno fa criticasti l'esagerato uso del frustino sia in ippodromo che nei Palii. Nel tempo è cambiato qualcosa?
«Purtroppo no, si continua a fare uno sconsiderato uso del frustino e sai perchè? Per buttare fumo negli occhi a chi bazzica in quest'ambiente. Il fantino che "picchia" il cavallo trasmette l'impressione di impegnarsi maggiormente. Dipende dal buon senso. Non è necessario bastonare l'animale e ti dirò di più: il più delle volte farlo comporta nel cavallo un cambiamento nell'azione causato dallo spostamento del baricentro dello stesso».
Parliamo un po' di Asti?
«Certo, ad Asti ho vinto cinque volte. L'ultima indimenticabile vittoria l'ho centrata nel 2009 per Santa Maria Nuova. Credo di avere un bel po' di amici nel Borgo rosazzurro. Così come a San Lazzaro, dove ho festeggiato tre volte e a San Paolo. E poi a San Martino, dove ho la mia tribù...»

Santa Maria Nuova, dove quest'anno correrà Andrea, tuo figlio...
«Sta facendo di tutto per presentarsi al meglio. Lavora sodo, è scrupoloso. Ad Asti sarà al top».
E tu gli dai una mano...
«Diciamo che osservo, non voglio incidere nelle sue scelte e nelle sue decisioni. E' giusto che maturi e si prenda le sue responsabilità».
Chi vincerà ad Asti?
«"Gingillo" è messo bene, da quel poco che so Bruschelli arriverà col kalashnikov carico e Dino (Pes, n.d.r.) con L'Inglese fa paura. Un cavallo che nonostante i nove anni darà tantissimo. Anzi, forse deve ancora tirare fuori il meglio».
Meno male che eri poco informato... Ma è vero che ad Asti ti proporrai quale fantino di riserva?
«Ma stai scherzando? Come ci salgo sul cavallo? Con la scaletta?»
E ride... Ultima domanda Massimo: quanto hanno inciso nella tua carriera la fortuna e la sfortuna?
«Ascolta: io non credo esista la "sfiga", ma so per certo che la fortuna invece esiste, eccome. E io nella mia carriera non ne ho avuta molta. Ci vediamo ad Asti, dai!»

Massimo Elia

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