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L’ospedale dei Boidi
non verrà mai completato?

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Articolo pubblicato il 19/03/2016 alle ore 07:00.
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Un momento dell'incontro
La Valle Belbo non vedrà mai completato il cantiere dell’ospedale in regione Boidi? A sostenerlo senza mezzi termini è l’ex sindaco nicese Maurizio Carcione, in apertura venerdì sera del primo dei “laboratori” a cura del progetto Polis, di cui è promotore, in vista delle imminenti elezioni amministrative all’ombra del “Campanòn”. «Credo non ci sia sufficiente consapevolezza tra la cittadinanza, e d’altro canto è comprensibile che in molti siano disorientati – chiarisce Carcione – Negli ultimi mesi sono state diffuse, anche sui giornali, informazioni che dichiarano la certezza sul completamento della struttura. Ma è solo una cortina fumogena».

L’ex primo cittadino di Nizza Monferrato, che all’epoca firmò l’Accordo di Programma per l’ospedale della Valle Belbo, insinua inoltre che il sud astigiano non avrebbe saputo far valere a sufficienza i propri diritti: «In provincia di Asti avremo un solo presidio su 200 mila abitanti, mentre la vicina provincia di Alessandria ne ha ben 6, con 400 mila residenti complessivi. Certo, alcune zone, vedasi Ovada, rientrano nei parametri delle cosiddette “aree disagiate”, ma mi sembra che i criteri per rientrarvi siano piuttosto elastici. È evidente che questo territorio non ha sufficiente “peso politico”. Nel 2012, come Politeia, abbiamo raccolto 3500 firme chiedendo il rispetto dell’Accordo di Programma. Il Comune avrebbe potuto fare ricorso al Tar sullo stesso tema. Ma l’amministrazione cittadina è stata totalmente assente e ora siamo cittadini di serie C».

Relatore della serata era il dottor Giuseppe Ugonia, anche sindaco di Calosso, che ha analizzato a beneficio dei presenti la delibera regionale dello scorso 15 ottobre che definisce i contenuti del presidio della Valle Belbo, una volta completato: «Vi si annotano un’area di primo intervento e un poliambulatorio specialistico, non diverso dalle attuali case della salute. Inoltre 10 posti letto come hospice, 20 di fisiatria, 20 letti della cosiddetta “continuità assistenziale” e 15 posti di “ospedale di comunità”, qualcosa di non ancora ben definito».

Il medico ha puntato il dito in particolare sul rapporto tra i costi per il completamento e i servizi sanitari che, a opera completata, sarebbero a disposizione dei residenti del sud Astigiano: «28 milioni di euro per una cinquantina di posti letto e alcuni servizi già presenti attualmente. Inoltre, 18 di quei milioni di euro sono subordinati all’eventuale interessamento da parte dei privati». Ugonia ha bocciato infine l’idea di posti letto come hospice, luogo per accogliere i malati terminali: «Inserirli all’interno dell’ospedale sarebbe una stupidaggine, perché funzionano meglio se vicini alle abitazioni».

Fulvio Gatti

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