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L'Olocausto in teatro: una giovane
attrice per una grande terribile storia

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Articolo pubblicato il 04/02/2015 alle ore 12:00.
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La giovane attrice Monica Mana durante il monologo
"Ma se ci fosse un solo tedesco buono, io sarei disposta a perdonare". Perdono. Una parola che tutti noi usiamo abitualmente, ma che per Marie, un giovane ebrea vissuta ai tempi delle leggi razziali, sembra quasi una sfida al destino crudele, un ultimo atto di bontà incondizionata verso chi inesorabilmente la sta schiacciando senza tregua. Si chiama "Il tunnel: la storia di Marie" lo spettacolo teatrale che l'associazione culturale "Casa del Teatro 3" ha presentato martedì sera, in occasione della Giornata della Memoria, per fare in modo che anche attraverso il teatro, in nome dell'importanza dell'apporto della cultura teatrale per ricordare cosa è stato davvero l'olocausto.

Sul palco è salita Monica Mana, una brillante giovane attrice di soli diciassette anni ma con alle spalle già importanti trascorsi come nel film "Zoe" di Giuseppe Varlotta e nel progetto "la stanza di passo". Monica, visibilmente emozionata al termine del lungo monologo, si è detta entusiasta di aver avuto la possibilità di portare sulla scena una storia così individuale e universale allo stesso tempo. "Sono davvero emozionata - ha dichiarato - di essere stata coinvolta in questo progetto: è la prima volta che mi cimento in un monologo così lungo, ma il tema mi ha interessata fin da subito". Il regista, Sergio Danzi, è rimasto molto soddisfatto dal successo riscosso dallo spettacolo: "nella serata di martedì – ha detto - abbiamo avuto una quantità di pubblico al di sopra delle aspettative, tanto che abbiamo deciso di organizzare un'altra serata per domenica prossima. Inoltre, siamo andati in scena per molte scuole, perché la protagonista è una giovane e dunque sono i ragazzi, i coetanei di Marie a sentirsi più coinvolti". Già, ma chi è Marie?

"Marie è tante storie e una sola - ha continuato i regista - è l'immagine di una ragazza come tante, una fanciulla che era come molte altre prima che l'orrore della guerra la prendesse. All'inizio, la guerra sembra lontana dalla vita che Marie trascorre ad Amsterdam, una vita fatta di libri, poesie, e quell'uomo, quell'uomo che non voleva una relazione con lei, quell'uomo vecchio con quasi trentacinque anni in più, quell'uomo dagli occhi grigi, saggi. Poi, la fine di tutto: l'arrivo delle leggi razziali e l'inizio di deportazioni, violenze e morti, tanti morti, cadaveri senza nome ma con solo un numero tatuato addosso. E il treno. L'ultimo viaggio. Danzi si è soffermato molto anche sul talento cristallino di Monica Mana: "è una ragazza stupenda. Ogni sabato sera, rinunciando a feste e divertimenti, viene qui e si concentra su ogni più piccolo dettaglio. E' un talento puro, ma insieme una ragazza molto umile, sempre alla ricerca della perfezione. Stasera è stata davvero meravigliosa: lei non era Monica, era Marie".

Luca Mombellardo

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