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L’infettivologo rassicura su ebola:
«Nessun contagio dai migranti»

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Articolo pubblicato il 31/08/2014 alle ore 07:00.
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Il dottor Paolo Crivelli
Mercoledì sera, presso il Centro Culturale San Secondo, Paolo Crivelli, infettivologo e referente della Tavola della Pace locale, ha aperto il quinto appuntamento del "Cortile" parlando di Africa, di pace, di diseguaglianze, e di ebola. Un virus devastante e molto contagioso di cui si conosce ancora poco e quel poco che si sa fa paura: 1600 casi accertati, 1400 i morti. Se da un lato però non è ancora stata provata la validità di alcun farmaco, è altrettanto vero che il pericolo di una sua diffusione al di fuori dei Paesi attualmente colpiti è bassissima, se non addirittura nulla.

«Si tratta di una malattia tropicale che non interessa i Paesi del nord Africa e il suo decorso rapido e fortemente debilitante rende impossibile la diffusione del contagio in Italia e in Europa attraverso i migranti del mare. Per quanto riguarda invece i collegamenti aerei, sono stati cancellati quasi tutti i voli in arrivo e in partenza dalle capitali dei Paesi maggiormente colpiti e gli unici ancora disponibili sulla Nigeria sono posti sotto stretto controllo sanitario», ha spiegato il professor Crivelli. Il filovirus dell'ebola, identificato nel 1976 nei pressi del fiume Ebola in Zaire, colpisce solitamente gli animali, ma si è scoperto che può arrivare all'uomo attraverso il contatto con il pipistrello della frutta, la cui carne è abitualmente mangiata dalle popolazioni del centro Africa e del Golfo di Guinea, e poi diffondersi per contagio interumano. L'unico modo per contenere la malattia è dato, oltre dalla tempestività con cui è riconosciuta la sintomatologia dell'ebola, dal rigido isolamento dei malati, da prassi mediche di elevata sicurezza e da una corretta e rapida sepoltura dei corpi che risultano essere ancora molto contagiosi per diverse ore dopo il decesso.

«Il paziente indice di questa ventisettesima epidemia è stato un bambino di due anni della Guinea, alla cui morte si sono susseguite quella della madre, della sorellina, della nonna e via via il virus si è diffuso lasciando passare diverse settimane prima di essere individuato come ebola. La prima morte è avvenuta a dicembre. L'ebola è diventata "cronaca" in tarda primavera, quando il virus è arrivato in Liberia e ha colpito un medico e un'infermiera americani. L'informazione su ciò che avviene in Africa è molto carente fino a quando non "tocca" l'Occidente, un'informazione più tempestiva e un monitoraggio più attento dell'insorgere dell'epidemia avrebbero permesso di intervenire nel contenimento del contagio che ad oggi interessa Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria. Una mancanza di attenzione e di tempestività -– ha affermato il professor Crivelli –- alle quali si aggiungono le precarie condizioni sanitarie, politiche ed economiche dei Paesi colpiti».

Marzia Barosso

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