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L'infettivologo: profughi controllati,
quella dell'Ebola è paura infondata

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Articolo pubblicato il 17/06/2014 alle ore 07:00.
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Paolo Crivelli
All’arrivo ogni profugo viene sottoposto ad una serie di test clinici per stabilire il suo stato di salute e agire con conseguenti terapie. Fra i medici che si occupano di queste persone che arrivano da ogni parte del mondo con situazioni sanitarie disparate, è il dottor Mauro Crivelli, infettivologo all’Ospedale di Asti. A lui abbiamo chiesto di fare il punto sui luoghi comuni che circolano sulle presunte minacce di epidemie o ingresso di virus ormai debellati in Italia.

Quali sono le malattie di tipo infettive che riscontrate più frequentemente nei profughi?
Intanto sfatiamo il rischio di malattie terribili di cui ogni tanto si parla sui giornali e in tv. A partire dallo spettro dell’ebola, un “filovirus” che si conosce dal 1976. Temibile, ma essendo un virus così devastante, la trasmissione è molto chiara e confinata. Rispetto ad altri virus che non manifestano un quadro clinico conclamato e dunque può annidarsi in persone all’apparenza sane che possono viaggiare da un continente all’altro, l’ebola ha una progressione molto veloce, da tre a dieci giorni, e non c’è nessun malato in grado di poter attraversare mezza Africa, aspettare in Libia l’imbarco ed arrivare in Italia. La malattia lo ferma molto prima.

Quali sono le malattie di tipo infettive che riscontrate più frequentemente nei profughi?
Direi le epatiti B e C di cui in Italia sono già affetti 2 milioni di persone, a dimostrazione che non è un pericolo legato all’immigrazione. La trasmissione poi avviene attraverso materiale biologico, quindi feci, sangue o rapporti sessuali. La più diffusa è l’epatite B per la quale esiste un vaccino e vaste campagne avviate in Africa dall’Unicef. Ma anche qui non è un pericolo, perchè gli italiani che prendono l’epatite B lo fanno soprattutto attraverso rapporti sessuali non protetti.
Si è parlato anche di tubercolosi.
Riguarda soprattutto le persone che provengono dai Paesi dell’Est e la cui malattia è latente e si “risveglia” in Italia a causa delle situazioni precarie in cui spesso vivono. L’unico vero virus che rischiamo tutti di prendere è quello della fratellanza.

d.p.

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