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Le prove: intercettazioni
e terriccio sulla calza

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Articolo pubblicato il 16/06/2015 alle ore 10:42.
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Inquirenti sul luogo del ritrovamento di Elena Ceste
Tanto si è parlato della "prova regina", quella cioè schiacciante che mette l'imputato di fronte alle sue responsabilità.
Per l'accusa vi sarebbero due indizi molto pesanti che si avvicinerebbero molto a questo concetto: quella goccia rappresa di fango rilevata su un collant consegnato da Michele ai carabinieri. Quel tipo di terriccio è presente solo al rio Mersa e considerando che il giorno della scomparsa il terreno era secco ed asciutto, la goccia è spiegabile solo con la discesa nel canale di qualcuno che poi ha "trasferito" un po' di fango sui vestiti che si trovavano forse già in auto e che sono poi stati dati alle forze dell'ordine. Altro elemento importante è il posizionamento di Michele nei minuti seguiti all'orario che la Procura e gli investigatori indicano come quelli del delitto nella casa di via San Pancrazio. Dall'analisi delle celle telefoniche risulterebbe che Michele ha percorso un tratto di strada che comprende il passaggio vicino al rio Mersa con tempi stretti ma "possibili" per scaricare la donna, proseguire facendo finta di cercarla e tornare a casa per dare l'allarme.
Per la difesa invece, vista la relativa vicinanza fra la casa e il rio Mersa, non si può spiegare la presenza di fango solo con l'ipotesi della responsabilità dell'omicidio, ma potrebbere essere stata trasferita in molti altri modi, anche quel mattino lì e anche da Michele semplicemente perchè è passato lì vicino per cercare la moglie. E sulla logistica dei movimenti ricostruiti dalle celle ha una lettura diversa che, incrociata con le testimonianze dei vicini di casa, collocherebbe Michele nei pressi di casa ancora ben dopo il presunto delitto, rendendo impossibile, per la tempistica molto incalzante, che abbia avuto i minuti necessari per andare a nascondere il corpo della moglie.

Il parere del criminologo
Il terriccio rilevato sui collant è di estrema importanza in quando indica esattamente la presenza di quell'elemento sulla scena criminis. Ottenere quel dato geologico nell'immediato, avrebbe consentito di capirne la provenienza e indirizzare le ricerche in modo più mirato arrivando forse a scoprire il cadavere in tempi più ravvicinati rispetto a quanto avvenuto. Un corpo completo di tessuti molli avrebbe permesso una diagnosi di morte più certa.

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