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L'Assedio 2.0 supera la prova
della nuova, "criticata", veste

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Articolo pubblicato il 22/06/2015 alle ore 12:49.
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I due giorni dell'assedio di Canelli
L’Assedio 2.0, il primo sotto l’egida Unesco, supera l’esame. Dimostrando di sapersi reinventare e adattare alle nuove esigenze imposte da budget sempre più risicati eppur ancora capaci di proporre nuove e attraenti opportunità. E se le battaglie, com’era stato annunciato, si sono un po’ diluite, la teatralità non è stata invadente, lasciando il giusto spazio ai fatti d’arme seppur mutuati da una regia che ha “spettacolarizzato”  parte della manifestazione.

Ripercorriamo i fatti salienti dell’Assedio 2015 in una serie di pillole, concentrato di fatti, umori e situazioni delle kermesse che lo scorso weekend ha messo a ferro e fuoco la città.

A come Assedio. L’assessore Paolo Gandolfo lo ha annunciato senza troppi fronzoli: «E’ il mio ultimo Assedio. Dopo ventiquattro anni, abdico: lascio il posto a qualcun altro». Lo hanno segnato le critiche, arrivate anche dall’interno, sulla nuova veste della rievocazione storica. Che la kermesse, punta di diamante delle manifestazioni canellesi per quasi un quarto di secolo, debba cambiare pelle è un dato di fatto. Ma da qui a mollare tutto ce ne corre. Qualcuno, sindaco in testa, ha subito chiarito che «il ripensamento sull’Assedio è già iniziato. L’edizione 2015 ne è un esempio».

Valerio Iaboc, presidente del Gruppo storico, spina dorsale dell’organizzazione, è più esplicito: «Lasciar perdere tutto non è plausibile. Ciò che dobbiamo fare, invece, è percorrere una nuova strada, sempre nella qualità delle cose che facciamo, ripescando dal passato e raccogliendo gli eventi». Già si pensa al futuro: centro storico qualitativamente rivisitato, circuito più raccolto e fatti nuovi. L’Assedio 3.0 è già partito.

A come angolo del “piacere”. Era la curiosità del weekend: l’angolo, un po’ equivoco, delle meretrici, con tanto di alcova e relativa osteria per riprendersi dalle “fatiche”. Angolino nascosto, e dunque ancor più seducente, rimasto sempre nei canoni del buongusto, nonostante le gentili donzelle non esitassero ad alzare il gonnellone (senza esagerare), ad ammiccare e lanciare occhiate provocanti. Tutto qui. Ma tanto è bastato per calamitare l’attenzione e strappare applausi e divertite risate. A parte qualche moglie che, non troppo soddisfatta, ha lanciato occhiate fiammeggianti al marito caduto tra le spire delle belle di turno. Ma, si sa, l’assedio e finzione, sempre.

F come Ferrazza. Non delude mai l’ambientazione che, caparbiamente, ogni anno scuole e associazioni di volontariato mettono in scena in via Giuliani. «Siamo sempre di meno» si lamentava un genitore, oramai nonno, a rimorchio della nipotina intento a modellare sapientemente la creata con un argano a pedale. Sarà. Ma, intanto, quelli rimasti (e mica così pochi) hanno ritagliato quadri di struggente bellezza: sostenuti dagli sguardi innocenti e divertiti di decine di bimbi in abiti seicenteschi. Un vero gioiellino che fa dell’Assedio un evento unico.

T come turisti. Tanti, sin da sabato mattina. Frotte che hanno assiepato, prima, i bar e poi le piazze, frastornati da tanto clamore e clangore di ferraglia. Stralunati dai botti di spingarde e moschetti. Ne abbiamo incontrati, nell’ordine, da Giappone, Olanda, Austria, Germania. E dagli Stati Uniti, Texas e Minnesota. Catapultati indietro di quattrocento anni, imprigionati gioiosamente nella gogna, catturati dalla prelibatezza dei gelati e delle succulente dolcezze di pasticceria, conquistati dal dolce Moscato. Tutto “Gooood!” e “Thank you” come se avessero paura di disturbare. No, friends, siamo noi a ringraziarvi: thank you per il vostro curioso e divertito piacere.

Giovanni Vassallo

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