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Lanfranco (Lilt): ad Asti manca
una struttura come l'hospice

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Articolo pubblicato il 19/09/2012 alle ore 07:30.
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Claudio Lanfranco, presidente della Lega italiana per la lotta ai tumori
Una parte cospicua di tumori oggi viene guarita. Quando la malattia però è troppo avanzata, i pazienti necessitano di strutture adeguate, come gli hospice, di cui Asti è ancora mancante, rispetto al resto del Piemonte.
Un aspetto su cui ha richiamato l’attenzione il dottor Claudio Lanfranco, presidente Lilt (Lega italiana per la lotta contro i tumori) di Asti e oncologo al “Massaia,” all’incontro tra sanità e mondo del volontariato che si è svolto mercoledì scorso nella sede Asl, su invito della Regione che presentava il nuovo piano socio-sanitario.
Dottor Lanfranco, quanti sono i malati oncologici nell’Astigiano e di quale assistenza necessitano i pazienti terminali?
«Una proiezione, relativa a dati ministeriali del 2008, stima che un uomo su 3 e una donna su 4 si ammalino di tumore, che un uomo su 6 e una donna su undici muoiano di questa malattia. Nell’Astigiano sono circa 500 i relativi decessi all’anno. I malati sono impossibilitati a badare a se stessi e agli altri, a fare ciò che facevano abitualmente. Quando non si riesce a gestire adeguatamente la situazione a domicilio, gli hospice sono una risposta di tipo soprattutto sociale ed etico».
Quale la loro funzione e utilità?
«Si tratta di strutture accoglienti, che intendono ricreare un ambiente familiare, con la massima libertà possibile di comportamento per la persona ricoverata e l’opportunità di stare con i propri cari. Il personale sanitario è minore che in ospedale ma formato in modo specifico. Ci si rimane per periodi brevi o lunghi, a volte per alleggerire un po’ la famiglia in crisi, altre fino alla fine».
Esistono sul nostro territorio servizi alternativi di assistenza?
«Il sistema sanitario fornisce un’assistenza specifica per fasi avanzate di malattia  a domicilio, per le persone che hanno un adeguato supporto familiare e una situazione logistica compatibile».
Quali ragioni, secondo lei, hanno impedito la creazione di un hospice ad Asti?
Il motivo principale è stato sempre quello dei costi. Ci sono stati anche finanziamenti ad hoc andati persi. Eppure le spese gestionali sono più basse di quelle per una giornata in ospedale, oscillando in media fra i 290 e i 320 euro al giorno».
Si potrebbero utilizzare edifici già esistenti come l’ex Maternità?
«Vi sono strutture abbastanza adattabili. In realtà, la Lilt propone non un edificio ma un’attenzione, con soluzioni di ripiego temporaneo, che abbiano come sviluppo finale anche la realizzazione di un hospice».
La Lilt astigiana, di cui è presidente, che funzioni assolve e come svilupperà la presenza sul territorio?
«Pone tradizionalmente attenzione sulla prevenzione. Di recente è partita un’attività di individuazione del rischio genetico di avere una neoplasia. Per proseguire le nostre attività siamo sempre alla ricerca di volontari e risorse. Invito le persone sensibili a unirsi a noi».

e.f.

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