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L'analisi: gara pesantemente falsata dall’arbitraggio

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Articolo pubblicato il 08/03/2016 alle ore 07:00.
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Una fase della finale di Coppa Italia 2016
Se sotto il profilo della prestazione dei protagonisti in campo la gara di domenica si è dimostrata ben interpretata da entrambe le squadre, a finire sotto accusa è stata la conduzione arbitrale. Riassumiamo gli episodi clou: l’unica svista delle “giacchette nere” in favore del quintetto di Cafu è una mancata punizione per fallo commesso ai danni di Cuzzolino lanciato a rete nel cuore del primo tempo, pesano parecchio invece le scelte successive. E’ inspiegabile come non sia stata sanzionata con l’espulsione la clamorosa gomitata rifilata da Caputo a Chimanguinho: gli arbitri non hanno nemmeno ravvisato il fallo e sono intervenuti successivamente ammonendo Crema per il classico “fallo punitivo” sul difensore abruzzese. Nel cuore della ripresa, poi, è stato segnalato un fallo a Chimanguinho per gioco pericoloso. Il pivot si è limitato a dire “che cavolo fischi?” al signor Galante, che ha deciso di espellerlo.

Non si può negare che Pescara abbia creato più palle gol dell’Orange Futsal, è altrettanto doveroso però sottolineare come il rosso a Caputo e la presenza in campo di Chimi-show per tutta la gara avrebbero notevolmente variato gli equilibri in campo. Tre finali tra l’Asti e i delfini, cinque espulsioni a zero per i nero-arancio: non è un caso ma un dato di fatto. Prestazioni arbitrali così negative, squadre che in corso di stagione si ritirano e “obbligano” atleti a trasferirsi in formazioni a loro gradite, e una credibilità sempre più vacillante: sarebbe ora di intervenire sul “sistema” calcio a 5 in modo pesante, anzi, forse è già tardi per farlo.

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