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L'aeroporto partigiano di Vesime
rivive in una mostra interattiva

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Articolo pubblicato il 14/01/2016 alle ore 12:25.
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Primavera 1945, sul campo di Vesime sosta un Westland Lysander britannico in attesa di ripartire (foto Archivio Israt)
I visitatori rimarranno spiazzati, varcando la soglia del municipio di Vesime. Un grosso aereo dalle insegne britanniche riempie la vista e serviranno alcuni istanti per mettere a fuoco che si tratta, in effetti, di una gigantografia. Sarà questo il benvenuto a chi ripercorrerà l’epopea dell’aeroporto partigiano di Vesime, attivo tra il 1944 e il 1945, e che oggi rivive in una mostra documentaria. L’inaugurazione è in programma per domenica alle 10.30, nei locali al piano terra del Comune langarolo. Ricordare quella remota avventura era tra le intenzioni dell’Israt già da tempo, ed è stato grazie al contributo di Lorenza Balbo che il progetto ha avuto l’impulso decisivo.

Figlia di Piero Balbo, comandante della divisione partigiana autonoma che coordinò la costruzione del campo di atterraggio, Lorenza ha rivenuto all’Imperial War Museum di Londra una serie di documenti britannici che fanno riferimento a quella pista tra le colline. Il progetto è stato poi presentato nel 2014, quindi con il contributo del Consiglio Regionale del Piemonte, delle fondazioni CR Asti e CR Torino si è passati alla fase realizzativa. Il percorso di visita si apre con un inquadramento della situazione dell’Italia tra il luglio del 1943 e l’autunno del 1944. Una serie di pannelli da leggere? Macché, la mostra è interattiva dall’inizio alla fine. Le tappe dell’avanzata alleata vengono raccontate man mano che si toccano i punti su una mappa: Roma, Firenze, poi Vesime. «L’idea è proprio quella di mostrare episodi percepiti come locali nel contesto più ampio degli avvenimenti bellici del periodo», spiega il curatore Mario Renosio.

«Il carico di materiali e persone trasportato da questi aerei ha inciso su eventi anche molto distanti.» Il volto del Comandante Poli racconta quindi le fasi di costruzione dell’aeroporto, mentre i visitatori possono osservare vedute della zona attraverso una serie di macchine fotografiche d’epoca installate sulle pareti. Un altro ambiente simula la pista d’atterraggio con un tappeto da srotolare, circondati dal frastuono dei motori aeronautici. Si potranno poi toccare gli indumenti indossati da partigiani e alleati inglesi nel terribile inverno 1944-45, per trovare gli oggetti di uso quotidiano. Il percorso si chiude con un filmato, proiettato su uno schermo che riserva un’ultima, inattesa emozione. Sono gli scenografi Francesco Fassone e Alice Delorenzi ad aver firmato gli effetti speciali che renderanno indimenticabile la visita. Un modo per mantenere viva la memoria e coinvolgere soprattutto i più giovani.

e.p.r.

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