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L’addio a Gianfranco Berta
il primo “visionario” Unesco

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Articolo pubblicato il 17/02/2015 alle ore 07:00.
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Gianfranco Berta
Una volta li chiamavamo sognatori. Ma le definizioni, spesso, alla prova dei fatti si rivelano inadeguate, e in molti casi il sognatore non è altro che qualcuno in grado, per cultura, abilità o semplice acume, di vedere più lontano rispetto alla maggior parte dei suoi contemporanei. E così, tempo dopo, quelle che sembravano semplici speculazioni di menti brillanti si trasformano in realtà. Gianfranco Berta, imprenditore e politico “di” Nizza Monferrato, sebbene la famiglia fosse originaria di Mombaruzzo – insomma cittadino di quell’ampia e vivace area territoriale che è il sud Astigiano – apparteneva a questa categoria di persone speciali, difficili da definire con poche parole eppure ben riconoscibili alla prova dei fatti. Se n’è andato all’alba di giovedì, portato via da un male con cui aveva a lungo lottato e che alla fine ha avuto la meglio.

A tributargli l’ultimo saluto, venerdì pomeriggio alla chiesa di San Bernardino, frazione Casalotto di Mombaruzzo, c’era una piccola folla. Perché tutti conoscevano Gianfranco Berta, che facessero parte dell’ampia cerchia di amicizie tra coetanei, collaboratori e compagni di viaggio incontrati in lunghi anni di laboriosa attività, oppure che semplicemente riconoscessero in lui l’assessore comunale di Nizza (fu tale negli anni Ottanta e primi Novanta, con tre sindaci diversi), il presidente provinciale di Confartigianato o di Astesana, l’imprenditore titolare, con il fratello Enrico, delle Distillerie Berta e in tempi recenti di altre aziende tra enogastromia, ristorazione e incoming. Lo trovavi in giro, Gianfranco; partecipava alle attività culturali di Nizza e dintorni, accettava senza snobismi di interloquire con associazioni e realtà amatoriali, acerbi tentativi di sinergia in senso turistico oppure realtà più stratificate, consapevole della sua importanza come operatore economico importante del territorio, ma senza mai farlo pesare.

D’altro canto, con le Distillerie Berta aveva segnato la strada, comprendendo il valore del paesaggio e delle tradizioni ben prima che espressioni come “valorizzazione del territorio” diventassero (quasi) tormentoni senza significato. Tra tutti gli attori dell’embrionale offerta turistica dell’area di Nizza Monferrato, lo stabilimento della famiglia Berta a Casalotto di Mombaruzzo era ed è un punto fermo, immerso com’è nel paesaggio e grazie a un ricco museo e un ampio, quanto suggestivo, parco naturalistico. Ed è anche per merito di Gianfranco Berta, esponente indiscutibile di uno sparuto gruppo di visionari, se oggi le colline dei vigneti di Langhe-Roero e Monferrato, divenute sito Unesco, si avviano, pur con le inevitabili difficoltà del caso, verso un futuro turistico. Fra i tanti attestati di cordoglio alla famiglia anche quello dell’Anag, l’associazione assaggiatori grappa e acquaviti, che ricorda come la distilleria di Berta rappresenti una realtà importante in Piemonte e nell’Astigiano, terra che ha visto nascere l’associazione nel 1978.

Fulvio Gatti

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