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L'acquedotto del Monferrato?
Senza contaminazioni nucleari

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Articolo pubblicato il 03/02/2016 alle ore 07:00.
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La centrale del Consorzio Comuni per l'Acquedotto del Monferrato
Conti in ordine e acqua in salute. Dopo le indicazioni positive nell'approvazione dell'ultimo bilancio, il Consorzio dei Comuni per l'Acquedotto del Monferrato incassa anche il responso positivo delle analisi condotte sull'acqua pescata dalle falde della Dora Baltea. Acqua che giunge nei rubinetti dei 101 Comuni consorziati e, in parte, anche negli acquedotti del Sud Astigiano, esente da contaminazioni nucleari. Conferma nel recente incontro per il rinnovo della convenzione di vigilanza radiologica sull'Acquedotto del Monferrato tra Angelo Robotto, direttore generale di Arpa Piemonte, Vincenzo Gerbi, presidente dell'Autorità d'Ambito Monferrato Astigiano, e Aldo Quilico, amministratore delegato e presidente del Consorzio del Monferrato.

L'Arpa ha effettuato nel corso dell'ultimo anno 135 analisi, risultate tutte negative. La ricerca era finalizzata ad individuare l'eventuale presenza di radioisotopi provenienti dal deposito nucleare Sogin, attivato negli anni '50 all'interno di un comprensorio di 50 ettari nel Comune di Saluggia che ospita anche il campo pozzi dell'Acquedotto del Monferrato e la Sorin Biomedica. A Cascine Giarrea, sempre nel territorio di Saluggia, sia i pozzi di estrazione che quelli di prima falda, che distano due chilometri da Sogin, non hanno mai segnalato alcun problema.

«Gli esiti dei precedenti monitoraggi, che hanno rilevato l'assenza di contaminazione alle Giarrea non devono ridurre la nostra attenzione verso un sito di grande importanza per l'approvvigionamento idrico di molti centri piemontesi», ha confermato il direttore dell'Arpa . Per contribuire all'approfondimento delle indagini gli utenti dei 154 Comuni dell'Ambito pagano 25 mila euro all'anno. Una volta al mese vengono azionati sette piezometri a 7-10-15 metri di profondità e pure in un pozzo, sempre di prima falda, a 35 metri, un tempo usato per il pescaggio e ora solo per i controlli. Con una frequenza minore il monitoraggio avviene nei sei pozzi in acciaio posti tra 170 e 200 metri di profondità, che sono i soli adibiti al pescaggio dell'acqua che viene poi immessa lungo gli oltre mille chilometri della rete.

«L'auspicio è poter affrontare l'attività di monitoraggio utilizzando i fondi delle compensazioni erogate agli Enti territoriali per la presenza di impianti nucleari, anziché risorse dei contribuenti attraverso le bollette», ha rimarcato il professor Gerbi. Si tratterebbe del resto di una percentuale minima dei circa 10 milioni annui che il Governo stanzia a favore dei Comuni di Trino Vercellese, Saluggia e la Provincia di Vercelli. «Per un minimo di equità qualche soldo spetterebbe a tutti gli acquedotti dell'Ambito, ma da anni nessuno vuole ascoltare –- lamenta Aldo Quilico -– Ci consoliamo con il fatto che se mai un domani si rivelassero radioisotopi a 7 metri, prima che il percolato scenda a 170 ci sarebbero decenni di tempo per provvedere».

Maurizio Sala

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