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La sposa bambina ai tempi di Nerone

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Articolo pubblicato il 06/04/2017 alle ore 09:19.
La sposa bambina ai tempi di Nerone 3
La lapide della sposa bambina ai tempi di Nerone

Dalle nebbie di un passato vecchio di 2mila anni la storia continua a parlarci attraverso i documenti, siano essi pergamene, antiche incisioni o steli. E' il caso questo della stele funeraria di Plotia Prima, giovane fanciulla canellese vissuta sulle rive del Belbo ai tempi di Nerone e data in moglie alle soglie dell'adolescenza. Non sappiamo nulla di lei. Quale fosse il colore dei suoi capelli o degli occhi. Le uniche informazioni di cui disponiamo arrivano dall'iscrizione in latino della stele funeraria che per anni ha decorato l'atrio di ingresso della scuola elementare G.B. Giuliani e sono relative alla sua età, 13 anni, e alla sua morte avvenuta 100 giorni dopo il suo matrimonio. Dati che fanno di Plotia la prima “sposa bambina” astigiana di cui si abbia memoria e traccia. Non conosciamo quali fossero i suoi sogni, i desideri e le speranze di quella che di fatto era già una donna ma che per noi moderni era solo una ragazzina.

Probabilmente erano in linea con quelli delle altre sue coetanee in un tempo in cui ogni brava ragazza di buona famiglia non auspicava altro che contrarre un buon matrimonio e mettere al mondo figli sani e possibilmente maschi. Ciò che pulsa nel testo ben conservato (Plotia M(arci) /Primae; an/norum nata / XIII, nupta / fuit dies C. / M(arcus) Plotius C(ai) f(ilius) /pater, Egnatia / M(arci) f(ilia) mater / posuerunt) sono però sentimenti sempre attuali: l'amore e allo stesso tempo il profondo dolore di due genitori che hanno perso la figlia adorata. La stele infatti è dedicata a Plotia dai genitori Marcus Plotius ed Egnatia e non dal marito. «Non sappiamo quale sia stata la causa della morte di questa ragazza – spiega il prof. Marco Pavese dell'Università di Genova e autore del libro “Territorio, diritto e organizzazione fondiaria nella Valle Belbo in età romana” – sappiamo però che si sposò molto giovane, a 12 o 13 anni, un'età considerata precoce anche all'epoca. Se infatti è vero che la legge romana consentiva di contrarre matrimonio a 12 anni, le fonti ci consegnano però dati preziosi sull'età media dei matrimoni in epoca romana nell'Italia Cisalpina, collocata per lo più tra i 14 e i 20 anni». Le poche informazioni trasmesse dalla stele di Plotia ci permettono di fare qualche ipotesi sulla vita di questa ragazza. L'età della giovanissima sposa farebbe presupporre che il matrimonio sia stato combinato dai genitori e che la famiglia di origine fosse benestante.

Per secoli le cronache ci hanno trasmesso resoconti sui matrimoni precoci delle classi aristocratiche mentre tra quelle plebee la scelta del compagno era meno soggetta a controllo e l'unione poteva avvenire ad un'età più adulta. «Non riteniamo però che la famiglia di Plotia sia stata particolarmente ricca – precisa il prof. Pavese – nella Valle Belbo abbiamo rinvenuto steli funerarie finemente decorate che sottintendevano la ricchezza del defunto. Questo non è il caso della stele di Plotia anche se è verosimile che possa essere stata di estrazione media o medio-alta». Plotia visse poco meno di quattro mesi dal suo matrimonio. Troppo poco tempo per essere morta di parto. E' possibile che in un'epoca in cui la medicina era alquanto approssimativa, la ragazza sia deceduta per malattia. Qualunque sia stata la ragione della sua dipartita, grazie alla stele la sua memoria è sopravvissuta ai posteri.

Lucia Pignari

Tags: canelli,sposa bambina,la storia

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