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La festa di Tonco con la Giostra del pitu

Secondo la tradizione medievale il popolo per un giorno era libero di accusare il signore, che veniva identificato proprio nel tacchino

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Articolo pubblicato il 10/04/2016 alle ore 06:50.
La Giostra del pitu a Tonco
La Giostra del pitu a Tonco

Sant’Antonio prova a centrare uno storico bis. Sei rioni proveranno ad impedirglielo e così poter avere l’onore di danzare il brando. Cresce l’attesa per la “Giostra del pitu” che domenica rinnoverà la sua storia, la seconda edizione dopo la rinascita nella sua versione “animalista”. Al centro della sfida equestre, infatti, dallo scorso anno vi è un tacchino fatto di stoffa e non più l’animale (pur morto). Aspetto che be aveva segnato la forte contestazione delle ultime edizioni tanto da mancare per alcuni anni la manifestazione tornata nell’organizzazione curata da Comune e Pro loco.

Il pitu, realizzato dalla sarta tonchese Santina Cinnirella, già lo scorso anno aveva vinto la diffidenza e resistenza dei più tradizionalisti e quest’anno in piazza saranno presenti tutti e sette i rioni e borghi tonchesi pronti a riaccendere le rivalità nella tenzone che, sulla centrale piazza Vittorio Emanuele II, vedrà i cavalieri al galoppo pronti a sferrare le nerbate sul collo del pennuto fino alla sua decapitazione. E’ questo l’atto finale della giornata che per i volontari della Pro loco inizierà fin dalle 12 con la distribuzione in piazza di trippa e panini, vino oltre ai tradizionali dolci tipici “tunchin”. La festa vera e propria scatterà alle 14,45 quando la sfilata muoverà dalle Officine Casorzo per attraversare le vie del centro fino a giungere sulla spianata. Il corteo allegorico preceduto dalla banda “La Bersagliera” di Tonco rievocherà la storica figura di Gerardo da Tonco ma anche momenti di vita contadina attraverso alcuni quadri realizzati dai rioni per i quali verrà messo in palio uno speciale riconoscimento.

A partire dalle 16 la parola passerà al “pitu” con il via al processo del malcapitato pennuto unico imputato al banco. A lui verranno addossati tutti i mali della comunità, causa di ogni problema secondo la tradizione medievale che vedeva il popolo, per un giorno libero di accusare il signore, che veniva identificato proprio nel tacchino. Inevitabile la sua condanna a morte. Prima dell’esecuzione però avverrà la lettura del testamento rigorosamente in lingua dialettale. Una volta issato al centro della piazza inizierà la sfida equestre coi cavalieri di tutti i sette rioni lanciati alternativamente al galoppo da una parte all’altra della spianata. Giostra conclusa solo dalla nerbata che decapiterà il fantoccio decretando il vincitore. Alle 16,30 la premiazione ed il via ai festeggiamenti con la danza del ballo del brando lo scorso anno toccata a Sant’Antonio. Ma con Piazza, Annunziata, Portone, Stazione, Santa Maria Masulé e Casa Paletti pronti a fare altrettanto.

Maurizio Sala

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