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La diversità porta incomprensione
L'uomo teme il cambiamento

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Articolo pubblicato il 03/12/2014 alle ore 15:48.
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La diversità porta incomprensioneL'uomo teme il cambiamento
Nella società moderna le paure sono poche ormai, ma come ci insegna la filosofia noi esseri umani siamo sempre stati tormentati dalla paura verso l'ignoto. Darwin stesso affermò che le diverse razze sono esteticamente differenti tra loro ma ciò che conta davvero, ossia la capacità della mente, ci accomuna tutti. Essendoci una tale varietà di etnie, c'è difficoltà nei rapporti sociali: spesso le persone si limitano alle apparenze a causa dei pregiudizi e di conseguenza sviluppano paure che non hanno una base. L'Italia è un Paese con etnie differenti e stanno aumentando col tempo, questo porta ad un miscuglio che livella la società. Così ci riconduciamo alla teoria del timore di ciò che non conosciamo; anche per questo motivo la globalizzazione sta portando all'accomunamento di molte etnie facendo perdere loro l'identità.

La diversità porta a paure e incomprensione, gli esseri umani sono nati e si sono sviluppati tra simili e temono il cambiamento. La parola "strano" o "diverso" ha un'accezione negativa e viene usata nei confronti di qualcosa o qualcuno che non conosciamo. In giapponese per quel termine si utilizza un ideogramma: una persona stilizzata che indossa una maschera, questo ideogramma è simile al carattere che identifica la parola "demone"; oggi l'ideogramma è semplificato ma la sua origine era rappresentata dalla suddetta figura. Ciò che non si conosce, spaventa. Secondo l'etimologia della parola "strano" questa deriva da "straniero" ossia che viene da fuori. La paura è un atteggiamento di difesa che l'essere umano ha sempre adottato. È stato analizzato da molti filosofi tra cui Platone con il suo più famoso mito della caverna: l'uomo può riuscire ad affrontare la realtà abbandonando il mondo di ombre a cui era abituato?

Uscendo dal guscio si entra in un mondo pieno di insidie ma imparando a conoscerlo possiamo entrare in relazione con gli altri e temere di meno chi la pensa diversamente da noi. Nasce quindi un "timore dell'altro" di cui parlava Montesquieu, che si traduce in paura o in aggressione. Gli uomini che hanno l'istinto di prevalere su un gruppo sociale tendono ad aggredire i rivali e quindi attribuire colpe irrazionali basate sulla razza. Le questioni di etnia e razza accompagneranno sempre il genere umano eppure Socrate ha affermato: "Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo." E dovremmo infatti tutti ricordarci di quanto siamo simili per debellare guerre e insidie. Ancora Socrate disse, però: "Più gente conosco, e più apprezzo il mio cane". L'uomo è un animale sociale: da branco composto da suoi simili (Aristotele).

Beatrice Fresia

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