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Ipermercati, oggi
lavoratori in sciopero

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Articolo pubblicato il 19/12/2015 alle ore 07:00.
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Un momento del presidio dei lavoratori organizzato lo scorso novembre
Tornano in piazza i lavoratori della grande distribuzione organizzata, a pochi giorni dal Natale, per dare un segnale forte di protesta proprio nei giorni caldi dello shopping natalizio. Oggi (sabato) si svolgerà infatti la seconda giornata di sciopero, dopo l'astensione del 7 novembre, per chiedere il rinnovo del contratto nazionale. La protesta è stata organizzata a livello unitario dai sindacati di categoria –- Fisascat Uil, Uiltucs Uil e Filcams Cgil -– e prevede una manifestazione a Milano, cui parteciperanno anche lavoratori astigiani.

In piazza torneranno gli addetti delle aziende aderenti a Fededistribuzione (tra queste Esselunga, Bennet, Unes, Pam, Penny), oltre che delle imprese della distribuzione cooperativa, tutti accomunati dall'attesa del rinnovo del contratto. «Infatti – come ricorda Nicola De Filippis, segretario generale - provinciale Filcams Cgil -– due anni fa le aziende che hanno dato vita a Federdistribuzione hanno disdettato il contratto principe del settore, quello di Confcommercio. Da allora è stata avviata una trattativa per per firmare un nuovo contratto, ma non siamo arrivati ad alcun risultato perché Federdistribuzione vorrebbe aumentare la produttività riducendo il costo del lavoro, ad esempio procrastinando nel tempo gli aumenti salariali previsti nel contratto di Confcommercio. Noi siamo d'accordo a firmare un contratto con Federdistribuzione, ma a patto che i lavoratori non siano penalizzati dal punto di vista delle condizioni normative ed economiche».

Da parte sua l'associazione delle imprese, per voce del presidente Giovanni Cobolli Gigli, afferma che «le trattative si sono interrotte perché abbiamo trovato un muro di fronte a qualsiasi nostra proposta. Vogliamo un contratto per i nostri collaboratori, ma veniamo da anni difficili, con cali di fatturato e redditività vicine allo zero. Il nostro obiettivo è siglare il primo contratto della Distribuzione Moderna Organizzata che rispecchi le nostre distintività rispetto ad altre formule del commercio, che salvaguardi le condizioni economiche dei lavoratori ma ponga le basi per tornare a crescere. In questo quadro -– continua -– non possiamo accettare le condizioni sindacali che vorrebbero una mera applicazione degli incrementi economici concordati con Confcommercio: si tratterebbe infatti di aumenti superiori all'inflazione previsionale, che comporterebbero inevitabilmente ricadute negative per il settore. Per questo la nostra proposta è semplice: da un lato erogazione di aumenti salariali allineati con l'inflazione prevista nel triennio 2016-–2018 per tutelare i salari e dall'altro sviluppo di un welfare aziendale di sostegno al reddito e di servizi. Non abbiamo alcuna intenzione di ridurre le retribuzioni o di peggiorare le condizioni di lavoro. Infatti aumenteremo i salari, manterremo la tredicesima e la quattordicesima mensilità, le attuali maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo, gli scatti di anzianità».

Una posizione che non convice i sindacati. «Prima di tutto -– replica Defilippis -– non capiamo cosa significhi la parola "distintività", dato che esistono numerose imprese della grande distribuzione che, pur vivendo la crisi economica, continuano ad applicare il contratto di Confcommercio. Non solo. Lo applicano anche i piccoli negozi che, come è noto, hanno sofferto di più rispetto alla grandi distribuzione. Secondariamente, la questione del welfare è un finto problema, dato che a livello di assistenza sanitaria è già previsto nell'altro contratto e funziona. Per altre iniziative in questo campo, poi, pensiamo che sia più adeguato discuterne nella contrattazione aziendale di secondo livello».

Elisa Ferrando

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