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Il movente: gelosia o crisi psicotica?

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Articolo pubblicato il 16/06/2015 alle ore 10:35.
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I carabinieri sul luogo del ritrovamento delle ossa
Nessun dubbio per la Procura di Asti: si tratta di un delitto passionale scaturito dalla scoperta da parte del marito di "distrazioni"di Elena con amici di vecchia data e altri di recente acquisizione, soprattutto attraverso facebook. Una circostanza inaccettabile per un uomo con un background culturale che non contempla nulla di diverso dalla figura della famiglia "perfetta" e di una moglie dedita interamente ad essa, devota al marito e con una forte connotazione di dogmi religiosi. Una famiglia in cui evidentemente Michele era dominante e non intendeva assolutamente scendere a patti con l'eventualità di tradimenti della moglie, presunti o consumati.
L'accusa colloca addirittura ad ottobre l'inizio della "premeditazione" del delitto da parte di Michele, dalla scoperta di conversazioni ed incontri di Elena con altri uomini; secondo carabinieri e pm avrebbe cominciato ad elaborare gradualmente un progetto di soppressione del "problema Elena" arrivando a perfezionarlo il 24 gennaio successivo, a due giorni da uno scambio di telefonate e sms con il padre di un compagno di scuola di uno dei figli, intercettato da Buoninconti.
Premeditazione che il Tribunale del Riesame di Torino non individua, rubricando l'omicidio di impeto avvenuto la mattina stessa della scomparsa, forse per l'ennesima discussione su questi argomenti.
La difesa respinge questa analisi di Michele quale marito prepotente e dominante, geloso allo spasimo tentando invece, attraverso i suoi stessi interrogatori, di dipingerlo come un uomo comprensivo e aperto, preoccupato solo della serenità della moglie e pronto ad aiutarla a superare le "paure persecutorie" di cui gli avrebbe riferito. Un marito complice della moglie nel perdonarle qualche "debolezza" con altri uomini e timoroso solo di perdere il suo amore e la sua famiglia.

Il parere del criminologo
Difficile interpretare esattamente la vicenda senza aver letto per intero i voluminosi faldoni in mano agli inquirenti. Una premeditazione avrebbe però potuto fissare l'evento delittuoso nella notte, avendo molto più tempo a disposizione per compierlo e avendo a favore il buio per l'occultamento del corpo in un luogo più lontano dalla casa e non così vicino. Il delitto d'impeto è quello che si verifica quando un soggetto perde il controllo e colto dall'ira si spinge a compiere l'atto mortale. Situazione che, a mio parere, trova verosimiglianza in questo caso. Le numerose intercettazioni effettuate spiegano chiaramente come la tesi della difesa non trovi riscontri con i reali fatti.

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