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Il marito di Elena Ceste
chiede ai giudici di tornare libero

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Articolo pubblicato il 17/02/2015 alle ore 10:49.
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Michele Buoninconti davanti alla casa di Costigliole
E' durata circa un'ora e mezza l'udienza che si è tenuta nel primo pomeriggio di ieri davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Torino che ha tempo cinque giorni per decidere se Michele Buoninconti, marito di Elena Ceste, dovrà rimanere in carcere o uscirne. A chiederne la scarcerazione è stato l'avvocato Chiara Girola (nominata in un primo tempo difensore d'ufficio e riconfermata difensore di fiducia con il collega di studio Alberto Masoero) riproponendo così davanti ai giudici torinesi la stessa richiesta fatta già ad Asti, agli inizi di febbraio, in occasione dell'interrogatorio di garanzia che si tenne di fronte al gip Marson. Una richiesta che il gip respinse con forza ritenendo pienamente sussistenti tutti gli indizi che portano a pensare ad una morte violenta della donna, avvenuta per asfissia, probabilmente nella sua camera da letto, appena uscita dal bagno dove si era fatta la doccia.

E, per Marson, le risposte che Michele ha dato nel corso dell'interrogatorio, non hanno minimamente scalfito la ricostruzione degli inquirenti e della Procura. Anzi, per Marson l'interrogatorio di garanzia non avrebbe che comportanto un significativo "appesantimento del quadro indiziario"; a questo si aggiunge l'ostentazione del distacco per le accuse che gli vengono mosse continuando a depistare le indagini, screditando i figli, il padre della vittima e un parroco e irridendo le forze dell'ordine che hanno svolto le indagini. Dunque il racconto di Michele, che insiste nel ripetere di non sapere nulla della scomparsa e della morte della moglie e di essere tornato a casa quella mattina trovando la casa vuota e i vestiti indossati dalla moglie sparsi in cortile, non ha retto il primo scoglio del giudice che ha redatto la corposa e dettagliata ordinanza di custodia cautelare in cui viene ricostruito ogni momento di quella drammatica mattinata.

Un giudice, Marson, che prima di firmare l'ordinanza ha voluto testare di persona le affermazioni fatte dai periti in merito alla tempistica con la quale Buoninconti avrebbe potuto assassinare la moglie, abbandonarne il corpo nel rio Mersa e mettersi a girovagare telefonando per crearsi un alibi. Ad un certo punto, infatti, dice di aver effettuato con mezzo proprio ed in orario compatibile con quello dei fatti, la simulazione del percorso ipotizzato dal pubblico ministero. Nessun valore probatorio, certo, ma la simulazione in prima persona gli ha dato conferma della tesi accusatoria che anche l'incontro di persona con Buoninconti e l'ascolto della sua difesa non hanno scardinato. Gli indizi che hanno portato all'arresto del marito di Elena rimangono dunque gli stessi che ieri pomeriggio la Procura ha avanzato ai tre giudici del Tribunale del Riesame mentre sugli "assi" della difesa ben poco è dato a sapere visto che entrambi gli avvocati astigiani si trincerano dietro il silenzio giustificandosi con «è la volontà del nostro cliente».

Mentre dal sito di un quotidiano nazionale sembrerebbe che la difesa di Buoninconti sia basata su quell'immagine che ha dato di sè durante la vacanza dell'estate scorsa, quando già la moglie era scomparsa da mesi. Si parla di affabilità e gentilezza nei confronti di titolari di bar e trattoria, di abilità nella guida e della sua passione per la cucina che condivide con i figli. Niente a che fare con il meticoloso lavoro scientifico che gli inquirenti hanno fatto per giustificare l'arresto e dare corpo ai sospetti che si sono addensati su di lui fin dal giorno della scomparsa di Elena.

Daniela Peira

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