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Il fantino vincitore: «Avevo un debito
con Santa Caterina»

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Articolo pubblicato il 27/09/2014 alle ore 07:00.
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Mari, in rossoceleste, all'arrivo del Palio
Uno spettacolo Andrea Mari nei box subito dopo la trionfale galoppata nella finale. Un abbraccio con "Cianchino" che lo ha accompagnato e seguito in questa sua meravigliosa avventura astigiana. Molti i colleghi che vanno a complimentarsi con lui. La bufera di domande lo investe, lui, con la sua parlata velocissima riesce a rispondere a tutti. Gli ricordiamo l'intervista concessaci ad inizio settembre, subito prima della sua vittoria a Castel del Piano.

«Mi ha portato bene, ero tornato da poco dalle ferie. Dovevo scaricare l'adrenalina accumulata in occasione della corsa senese di agosto. Il riposo mi ha giovato, a Castel del Piano ho fatto una bella corsa. Ti prego, sottolinea Castel del Piano, qui tutti mi dicono che ho vinto tre Palii ma ci mettono dentro Piancastagnaio. Lì ha vinto Mulas, non il sottoscritto».
D'accordo ma oggi...
«Beh, oggi è un giorno speciale. Tutto ha girato nel verso giusto. La cavalla viaggiava come un missile, era preparata alla perfezione. Ho affrontato la batteria mettendoci tutto il mio impeto e la mia forza. Volevo a tutti i costi la finale. Poi Salvatore (Salvatore Ladu, detto Cianchino, n.d.r) mi ha imposto la calma e la necessità assoluta di usare la testa. Sapevo che se fossi andato davanti non mi avrebbero più acchiappato. E così è stato».

Avevi affermato di non voler venire ad Asti a fare una "girata" e non ti sei certamente risparmiato...
«Perchè con tutti i ragazzi del Rione e con Nicoletta in particolare, avevo una sorta di debito. Anche se sono rimasto lontano da Santa Caterina per dodici anni, credimi, io non ho mai smesso di essere il fantino rossoceleste. Ci siamo ritrovati e il risultato che abbiamo colto rappresenta qualcosa di formidabile, il massimo. Io la "Santa" l'ho sempre portata nel cuore».
Hai detto dei consigli ricevuti da Cianchino, ma avevi rivali di vaglia, di spessore. Al canapo che cosa pensavi?
«Un solo pensiero: partire bene! E' vero, i rivali erano tanti e tutti di primissimo piano, non ne temevo uno in particolare, perchè ero ben cosciente che per vincere avrei dovuto guardarmi da tutti»
La tua cavalla?
«E' curata e accudita come una figlia, oggi ha compiuto un'impresa straordinaria poichè si è misurata con tutti purosangue di grande levatura».

Ora che farai? Nuova tensione da scaricare, ti concederai un altro po' di vacanze...
«Ma scherzi? Lavorerò, a casa e con i cavalli. Non riesco a stare fermo. Per recuperare dal lungo infortunio avuto mi sono sottoposto ad allenamenti e a sedute di fisioterapia molto intense, che però mi hanno permesso di recuperare alla perfezione dal punto di vista fisico. Devo sempre stare in attività».
Fin qui Andrea Mari. Un ragazzo che ha festeggiato il trionfo tenendo in braccio la nipotina («bellissima, è il mio orgoglio», dichiarava) glissando da campione alle domande sul futuro.
Sta andandosene a festeggiare ma si ferma e sorridendo furbescamente dichiara: «Volevo vincere e sapevo di poterlo fare. Però con i ragazzi alla vigilia non mi sono sbilanciato più di tanto. Non volevo lluderli...» "Brio", un autentico campione. Anche di sensibilità.

Massimo Elia

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