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Gli agriturismo, valido aiuto per l’accoglienza

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Articolo pubblicato il 09/07/2016 alle ore 07:00.
Gli agriturismo, valido aiuto per l’accoglienza 3
L'incontro in municipio

Il turismo rurale piace, è in crescita e l’Astigiano, con le sue colline e le “core zone” Unesco, sta recuperando posizioni rispetto a regioni considerate big del settore, a cominciare dalla Toscana. Un impulso ad incrementare le presenze turistiche sul territorio è stato dato dalla nuova legge regionale sugli agriturismi che ha liberato gli stessi di alcuni vincoli, come l’obbligo di somministrare cibi realizzati con almeno il 50% di materie prime di produzione propria (oggi è il 25%). L’85% dei cibi deve però essere cucinato con alimenti provenienti dal Piemonte, anche acquistati in rete da altre aziende agricole.

Delle opportunità date da questa legge si è discusso mercoledì in municipio nell’incontro promosso dagli Argonauti e dalla piattaforma “Fare: porgetti per Asti”. Relatori l’assessore regionale all’agricoltura, Giorgio Ferrero, il presidente di Confagricoltura Asti, Massimo Forno e il presidente dell’ATL astigiana, Luca Mogliotti. Ferrero ha puntualizzato i punti salienti della normativa, ma anche quali sono i valori aggiunti degli agriturismi, «che non devono essere visti come mera concorrenza alle altre attività della ristorazione, perché un territorio è più attrattivo quando conta più attività, e viceversa». In sintesi, se in un certo paese sono presenti ristoranti e agriturismi, il paese attirerà più visitatori con una ricaduta positiva.

Tutto ciò senza dimenticare che l’agriturismo, prima di essere tale, è un’azienda agricola che funziona secondo norme per precise e con il compito di mantenere in buono stato porzioni di territorio, vigne, campi, le quali creano le peculiarità per cui i turisti decidono di visitare un luogo piuttosto che un altro. Ferrero ha quindi annunciato l’intenzione della Regione di incrementare il ruolo degli agriturismi anche come presidio del territorio, spesso uniche attività nel raggio di vari chilometri, anche se la loro espansione potrà avvenire solo portando ovunque la banda larga e internet.

«In Piemonte ci sono zone rurali dove non prende il telefonino, altro che internet - ha aggiunto - Quindi dobbiamo lavorare sul digital divide e la Regione ha pronto un investimento di 45 milioni di euro». Massimo Forno, presidente Confagricoltura, ha prima parlato del gioco di squadra che dev’esserci tra agriturismi e alberghi: «Se ho cinquanta persone da sistemare - ha detto - ho bisogno dell’albergo di Mogliotti che me le ospiti perché non mi va di mandarle ad Alba, ma anche Mogliotti sa che io ci sono se qualcuno dei suoi ospiti chiede di visitare un agriturismo o di effettuare delle degustazioni».

Forno ha però sfatato alcuni luoghi comuni duri a morire: «Non è vero che gli agriturismi non pagano le tasse perché le pagano, esattamente con gli alberghi, con la differenza che funzionano solo in alcuni giorni della settimana o dell’anno. Gli agriturismi sono controllati dall’Asl ed emettono regolari fatture, ma state sempre attenti che dietro l’agriturismo ci sia un’azienda agricola, altrimenti non è un vero agriturismo».

Sono 175 le strutture agrituristiche nell’Astigiano, ma Luca Mogliotti, presidente ATL e dell’associazione albergatori e ristoratori della provincia, ha lamentato la non sufficiente attenzione che molti titolari mostrano verso la reperibilità e la promozione sul web. «Buona parte delle aziende agrituristiche non hanno un sito internet e noi dell’ATL comunichiamo con loro usando ancora il fax. Siamo pronti a fare formazione a questi operatori, ma è necessario che chi lavora nell’agriturismo abbia le necessarie professionalità, conosca un po’ le lingue straniere o impeghi qualcuno che le parli, doti la struttura dei servizi che i visitatori chiedono e - aggiunge Mogliotti in seconda battuta - lo faccia col sorriso. Le associazioni di categoria devono supervisionare affinché, in una sana competizione, le regole vengano rispettate».

Quindi, ognuno ha un ruolo nello sviluppo turistico e tutti devono fare la loro parte, senza sconfinare in quella altrui, ma creando una “rete” che, oltre ad essere quella importantissima del web, dev’essere quella di chi crede nelle potenzialità del Piemonte e delle sue bellezze. Per dirla alla Ferrero: «In questo ambito c’è da preoccuparsi se il nostro vicino non sa fare il suo mestiere, perché questo non giova a nessuno, non se è bravo a farlo». Parole da tenere a mente, non solo nel settore turistico.

Riccardo Santagati

Tags: Turismo,municipio,giorgio ferrero

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