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Fermata la banda del carro attrezzi
Due arrestati e un ricercato

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Articolo pubblicato il 25/11/2015 alle ore 15:24.
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I tre componenti della banda
I rapinatori usavano un carro attrezzi per i sopralluoghi sugli obiettivi da colpire ed è stata chiamata “S.O.S.” l’operazione dei carabinieri delle Compagnie di Canelli ed Alba che, con la collaborazione dei colleghi del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Catania, ha portato all’arresto di due uomini, sospettati di essere gli autori di una rapina ad una gioielleria di Grinzane Cavour e di una tentata rapina ad una gioielleria di Canelli. Gli arrestati, raggiunti dalla misura cautelare in carcere per il reato di rapina aggravata, emessa dal Gip del Tribunale di Asti, su richiesta del pm Giulia Marchetti, sono Antonio Guzzetta, 21enne astigiano, e Danilo Peluso, 24enne catanese; un terzo uomo, Angelo Bombace, 24enne catanese, non è stato ancora rintracciato ed è attualmente ricercato. I particolari dell’indagine sono stati presentati questa mattina, mercoledì, in una conferenza stampa a Cuneo.

«Lo scorso 22 maggio, due malviventi, di cui uno vestito da donna, hanno fatto irruzione armati nella gioielleria Roggero di Grinzane Cavour ed hanno assalito vigliaccamente il proprietario, colpendolo ripetutamente con inaudita ferocia a tal punto da procurargli molte lesioni, alcune delle quali permanenti, e la frattura del setto nasale – si legge in una nota dell’Arma - Una violenta azione posta in essere davanti alle figlie del gioielliere, una delle quali è stata immobilizzata con fascette di plastica, mentre l’altra è riuscita a fuggire dal negozio, chiamando immediatamente il numero di emergenza 112. In pochi attimi i rapinatori si sono impossessati del contenuto della cassaforte, svariate migliaia di euro, dandosi poi alla fuga a bordo di un’utilitaria rubata, poi abbandonata dopo alcuni chilometri».

Un mese dopo a Canelli, il tentativo di rapina alla gioielleria “Paros”: due malviventi, dopo aver chiesto di visionare alcuni gioielli, si erano scagliati contro la proprietaria ed una commessa, nel tentativo di impossessarsi dei preziosi. Era nata una violenta colluttazione, terminata grazie anche al provvidenziale e fulmineo intervento del fratello della titolare di un negozio attiguo alla gioielleria, che riusciva a mettere in fuga i rapinatori senza il bottino.

«Tra le due rapine, la cui unica analogia sembrava essere quella della violenza fisica esercitata nei confronti dei titolari, i carabinieri di Alba e di Canelli sono riusciti ad accomunare ulteriori elementi che hanno portato gli investigatori ad ipotizzare che le due rapine avessero un’unica regia – è stato spiegato dai militari - Nonostante le prime testimonianze raccolte sulla rapina di Grinzane Cavour raccontassero di aver visto allontanarsi dalla zona a forte velocità un’Audi A3, i militari, visionando le telecamere di videosorveglianza, hanno assunto una serie di ulteriori riscontri, riuscendo ad individuare uno dei mezzi utilizzati per la fuga, ovvero un carro attrezzi in uso ad un noto pregiudicato.

Lo stesso mezzo appare infatti tra Santo Stefano Belbo e Canelli, proprio il giorno della tentata rapina alla gioielleria Paros di Canelli. I militari hanno notato che il mezzo pesante era “scortato” da un’utilitaria, di proprietà della madre di uno degli arrestati, a bordo della quale si intravedeva un giovane che indossava abiti simili a quelli di uno dei rapinatori, particolare non passato inosservato agli investigatori. Dalla visione delle telecamere della gioielleria Roggero, i militari hanno evinto un ulteriore elemento oggettivo ovvero il sopralluogo effettuato nei giorni precedenti la rapina, da un uomo che utilizzava le stampelle.

L’individuo, secondo le testimonianze raccolte, era entrato anche nella gioielleria di Canelli pochi giorni prima della tentata rapina, per visionare alcune fedi ed uscendo successivamente senza acquistare nulla. L’intento era evidentemente quello di fornire ai complici dettagli importanti circa l’obiettivo da colpire, frutto di una attenta pianificazione delle rapine». Le attività tecniche che sono state effettuate, avrebbero dunque consentito di identificare gli altri componenti del gruppo, che sono stati denunciati per gli stessi reati. Si tratterebbe delle due persone sospettate di essere gli autori dei sopralluoghi alle gioiellerie, cioè la madre del Guzzetta e un catanese, che proprio in quel periodo utilizzava le stampelle.

m.m.t.

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