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Fais: «L'attesa gialloblu deve finire,
in Piazza lascerò il segno»

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Articolo pubblicato il 29/12/2015 alle ore 17:00.
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Gianluca Fais con i colori del Borgo Don Bosco
Gianluca Fais, detto Vittorio, nel 2016 difenderà per il quarto anno consecutivo i colori del Borgo Don Bosco in Piazza Alfieri. Il fantino nativo di Siamanna (Oristano), classe 1981, tanto pacato nel parlare quanto equilibrato nei comportamenti, in virtù della sua correttezza e serietà ha saputo riguadagnare la fiducia del Comitato gialloblu dopo un Palio certo non indimenticabile. Lo scorso settembre infatti per Don Bosco era arrivata una bruciante eliminazione in batteria. Non è un mistero che il Rettore Marco Scassa abbia fatto un’attenta disamina della situazione prima di riporre nuovamente in Fais tutte le proprie ambizioni ed aspettative.

Gianluca, quattro Palii indossando lo stesso giubbetto non sono pochi. Evidentemente nel Borgo Don Bosco hai saputo farti apprezzare per la tua professionalità. E non solo....
«Nella mia carriera ho sempre avuto rapporti “lunghi”nel tempo con le dirigenze che mi hanno ingaggiato. Ad Asti, prima di arrivare al Don Bosco, avevo vestito per cinque anni i colori di Castell’Alfero. E probabilmente Sergio (il Rettore Sergio Ravizza, n.d.r.) se fosse rimasto avrebbe continuato con me. Poi l’anno a Tanaro, il 2010, quando vinsi il Palio pur non essendo favorito, e dopo l’infortunio del 2011 che mi impedì di correre ancora per i biancazzurri, l’approdo al Don Bosco nel 2013, dove mi sento a casa. Ho un rapporto molto forte con il Rettore Scassa e tanti amici che non mancano mai di farmi sentire il loro sostegno.»

Tutto bello quanto dici, non trovi però che manchi qualcosa?
«Manca la vittoria. Manca al Borgo e pure a me. Don Bosco la attende da vent’anni, io dal 2010. Magari non tantissimo per quanto mi riguarda, ma è comunque giunto il momento di lasciare il segno. L’attesa deve finire.»
E a questo proposito credo che il Borgo, d’accordo con te, abbia deciso di cambiare purosangue...
«Si, l’ultima esperienza ad Asti del nostro cavallo, molto potente ma poco portato a percorrere traiettorie strette nelle curve, soprattutto al “cavallone”, probabilmente porterà ad individuare un nuovo soggetto. Più gestibile, non importa se meno veloce del precedente. Ad Asti fare velocità non è così determinante.»

Torniamo all’ultimo Palio: nonostante le problematiche che hai appena menzionato, legate al cavallo, non sei andato poi così lontano dal completare una rimonta che avrebbe avuto del clamoroso...
«Verissimo. Ho spinto a fondo fino alla fine e l’accoppiata di Nizza, che ha tagliato il traguardo davanti a me non era poi così distante.»
In ottica 2016 ti starai sicuramente guardando intorno per trovare il cavallo giusto...
«Si, però potrebe non bastare. Con un esemplare valido si può entrare in finale, ma a noi interessa vincere e serve qualcosa in più. Esempio: nel 2013 ho corso con il cavallo di riserva, girava stretto e pur non avendo doti di spicco ci ha portato in finale dove però non combinò granchè. Per il futuro serve un soggetto che oltre a possedere le peculiarità che ho appena evidenziato deve anche avere una grande tenuta a reggere il doppio sforzo. Il cavallo dell’anno scorso sopportava ottimamente batteria e finale, anzi nel secondo impegno cresceva persino di rendimento. Però ad Asti non è riuscito ad esprimere appieno la sua potenza.»

Nel 2015 in Sardegna hai ottenuto un gran numero di successi...
«Sì, ho vinto nove corse, quattro delle quali col cavallo che ho montato ad Asti negli ultimi due anni.»
In scuderia hai solo purosangue?
«Sì, perché le corse a cui partecipo nella mia regione sono riservate ai “puri”, i “mezzi” non hanno molte possibilità di gareggiare.»
Vivi in Sardegna, la tua è stata una scelta di vita. Non ti senti un po’ fuori dal giro dei grandi Palii? Escluso Asti negli ultimi anni non sei stato granché presente....
«Sì, negli ultimi anni non ho preso parte a molte corse in continente. Però in futuro qualcosa potrebbe cambiare, magari già dal 2016. Qualche contatto l’ho avuto, Fucecchio in particolare. Bisognerà capire come si svilupperanno le situazioni.»

Vista l’importanza che avrà per te e per Don Bosco l’annata 2016, sarai presente a qualche riunione di corse allo stadio?
«Certamente sì, verrò ad Asti per provare alcuni cavalli. D’accordo con la dirigenza del Borgo non vogliamo trascurare nulla per raggiungere l’obiettivo massimo. Senza scordare che per vincere oltre ad un lavoro accurato di preparazione tutto deve girare al meglio. Come nel 2010, l’anno in cui vinsi a Tanaro: nemmeno un intoppo, tutto filò via liscio.»
Nel 2016 ad Asti dovrai misurarti con una concorrenza accanita.....
«Vero, ma ho motivazioni forti. Non dovrò trascurare nulla e sfruttare anche la minima opportunità di cui disporrò.»

Così in Piazza Alfieri
Gianluca Fais ha esordito ad Asti nel 2000, correndo per il Borgo Viatosto, chiamato a sostituire in finale l’infortunato Giuseppe Ortu. Disputò una corsa eccellente e chiuse al terzo posto. Iniziò nel 2005 invece la lunga parentesi con Castell’Alfero, Comune con cui corse per cinque volte consecutive ottenendo quale miglior risultato il quarto posto nel 2006. L’anno magico nella nostra città Fais lo visse però nel 2010, quando, ingaggiato dal Borgo Tanaro, conquistò il Drappo sul cavallo Chamtuck. Tanaro lo confermò per l’anno seguente, ma un infortunio nelle prove gli impedì di essere al canapo la domenica. Nel 2012 Fais non corse ad Asti, rientrando nel 2013 fortemente voluto dal Comitato gialloblù allora presieduto da Maddalena Spessa. Si piazzò ottavo. Negli ultimi due Palii, sempre per il Borgo Don Bosco, ha invece fallito l’accesso alla finale.

Massimo Elia

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