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Asti

Evasione, due sentenze con sequestri e confische

La prima riguarda Mauro Canonica, noto imprenditore cittadino, la seconda i fratelli Del Fiume, del gruppo di società La Margherita

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Articolo pubblicato il 17/04/2016 alle ore 10:20.
(immagine di repertorio)
(immagine di repertorio)

Arrivano due sentenze a conferma di altrettante operazioni della Guardia di Finanza di Asti contro l'evasione.

La prima riguarda Mauro Canonica, noto imprenditore cittadino conosciuto per la sua attività di commercio di pneumatici fallita diversi anni fa ma con conti ancora aperti con il fisco che, fra capitale, interessi e more si aggira intorno ai 6 milioni di euro. Una cartella esattoriale molto pesante, che l'imprenditore, secondo gli accertamenti di Finanza e Procura di Asti, avrebbe cercato di alleggerire provando a spogliarsi della proprietà degli immobili in suo possesso, intestandoli alla figlia che vive e lavora all'estero attraverso la creazione di un fondo patrimoniale. In particolare, il passaggio di proprietà ha riguardato due alloggi e un immobile commerciale del centro cittadino di Asti attualmente occupato da un ristorante. Il tentativo di sottrarre questi immobili al fisco però non è passata inosservata e gli è valsa una denuncia per sottrazione fraudolenta di beni destinati al pagamento delle imposte oltre al sequestro dei tre immobili. Ne è nato un processo la cui pubblica accusa era sostenuta dal pm Deodato e il giudice Amerio ha inflitto all'imprenditore, in primo grado, una condanna a due anni e la trasformazione del sequestro di alloggi e muri del ristorante in confisca.

E sempre di sequestro nell'ambito di procedimenti finanziari riguarda i due fratelli Del Fiume, del gruppo di società La Margherita operanti nel settore di forniture all'ingrosso e al minuto di materiali per l'edilizia. A giugno dello scorso anno la Guardia di Finanza aveva concluso un lungo accertamento fiscale che aveva segnato un debito complessivo di circa 7 milioni di euro nei confronti dell'Erario. I due fratelli avevano allora dato il via ad una serie di passaggi di proprietà “incrociati” fra le società da loro gestite di un cospicuo gruppo di garage e di altri beni immobili. Atti notarili del tutto regolari con altrettanti regolari passaggi di denaro a conferma delle cessioni ma per i finanzieri non si sarebbe trattato di vere vendite fra fratelli, ma di un modo per rendere i beni a loro intestati “non aggredibili” da un eventuale sequestro preventivo a garanzia della maxi cartella esattoriale dovuta all'Erario.

Analizzando dettagliatamente tutti i passaggi, anche la Procura si è convinta di tale manovra e ha disposto il sequestro anche dei beni che, con gli atti, erano passati di mano da un fratello all'altro a seconda delle società oggetto delle verifiche fiscali. Un sequestro imponente, che ha riguardato quasi 60 unità immobiliari fra garage, terreni, capannoni industriali ed alloggi, alcuni anche in località di mare per un valore di circa 5 milioni di euro. Anche in questo caso il pm che ha seguito l'inchiesta è la dottoressa Laura Deodato  che ha raccolto nei giorni scorsi la sentenza di Cassazione avanzata dai legali dei fratelli Del Fiume contro il sequestro. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e i beni rimangono così sotto sequestro in attesa che parta il processo.

d.p.

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