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Due anni fa il triste inizio
della vicenda Elena Ceste

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Articolo pubblicato il 27/01/2016 alle ore 07:00.
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La croce con il cuore sulle sponde del rio Mersa
Due anni fa aveva inizio il totale stravolgimento della vita della famiglia Ceste-Buoninconti. Tutto iniziò con la chiamata a metà mattinata ai carabinieri di Costigliole da parte di Michele, a capo di una numerosa famiglia: «Mia moglie è scomparsa da stamattina, non la trovo, non è a casa, se ne è andata lasciando i vestiti appesi al cancello del cortile». Da quel giorno, quella che è sembrata subito una scomparsa molto strana, ha assunto, giorno dopo giorno, i contorni di un giallo che ha appassionato l'Italia intera.

Elena, madre di quattro figli, protagonista di una vita all'insegna della moderazione, della parsimonia e della dedizione totale ed incondizionata al marito e alla famiglia, è stata cercata attraverso tutti i mezzi di comunicazione possibili. Ed è stata cercata anche fisicamente dai colleghi di Michele, vigile del fuoco, per giorni e giorni, senza alcun esito. Nonostante fosse a meno di un chilometro da casa. Già nell'estate il sospetto che Elena non fosse più viva era ormai dominante ma si è dovuti arrivare a metà ottobre perchè una circostanza del tutto fortuita desse conferma di questa triste supposizione. Il ritrovamento dei suoi resti nel rio Mersa ha aperto un secondo capitolo nella storia della sua scomparsa, quella dei sospetti pesantissimi sul marito.

A stretto giro di posta gli è stato notificato un avviso di garanzia che ha anticipato di tre mesi l'ordine di custodia cautelare in carcere. Per un anno i quattro figli hanno vissuto con il solo padre, assediati da telecamere e giornalisti e in mezzo ad un braccio di ferro: da una parte l'opinione pubblica e le forze dell'ordine che ritenevano il padre colpevole, dall'altra il padre stesso impegnato a convincerli della falsità di queste accuse. L'arresto di Michele è arrivato a pochi giorni dal primo anniversario della scomparsa di Elena e dei suoi funerali, avvenuti a Govone in un sabato di neve. Per i ragazzi è stato il momento di dire addio alla casa di Motta e di trasferirsi con i nonni, seguiti da vicino dagli zii materni.

Stessa scuola ma nuova vita e nuove libertà. Per Michele è cominciato il processo, a porte chiuse, con il consueto assedio mediatico. Lui ha anche parlato, alla fine, prima che il giudice si ritirasse in Camera di Consiglio. Ha provato a far valere la sua ricostruzione dei fatti, a dichiarare la sua innocenza, ma il giudice Amerio non gli ha creduto e gli ha inflitto 30 anni di carcere. Il caso di Elena Ceste continua ad infiammare gli italiani che si dividono in innocentisti (pochi) e colpevolisti (la maggior parte). Intanto, per il secondo anniversario della sua scomparsa (e morte), sono stati apposti fiori freschi al cippo eretto sul luogo del ritrovamento.

Daniela Peira

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