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Dipendenza da gioco, da Mombaruzzo
un esempio per gli altri comuni

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Articolo pubblicato il 01/10/2015 alle ore 07:00.
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Dipendenza da gioco, da Mombaruzzoun esempio per gli altri comuni
L'arresto di Pasqualino Folletto, magazziniere incensurato, presunto assassino di Maria Luisa Fassi, ha messo in primo piano le tematiche relative alla dipendenza da gioco. Il 16 novembre 2013, presso l'aula magna dell'università di Asti, si era svolto il convegno «Un bel gioco dura poco: dal divertimento alla dipendenza», organizzato dalla Pastorale della Salute della diocesi di Asti con l'intento di fornire competenze riguardo alle dipendenze da gioco e alle soluzioni operative. Nel 2013, per l'astigiano, si parlava di oltre 145 milioni di euro spesi nel primo semestre solo nelle slot-machine. Ad Asti, una delle prime città d'Italia ad avere la sala bingo, si segnalano 40 casi di cure patologiche seguite dall'Asl.

Comune astigiano modello
Durante il convegno, però, emerse un caso utile e positivo, da prendere a modello: quello adottato dal comune di Mombaruzzo. «Le slot-machine sono arrivate in paese 2 anni e mezzo fa -– spiegò l'attuale sindaco di Mombaruzzo, Giovanni Spandonaro -– 4 o 5, dislocate negli esercizi pubblici (bar e tabaccheria).
Ci siamo subito preoccupati perché i pochi clienti erano anziani di media-bassa estrazione, che tentavano di integrare la magra pensione con il gioco. «Come amministratori -– continuò Spandonaro -– ci siamo domandati come potevamo intervenire. Sui locali esistenti il Comune può fare poco, mentre ha voce in capitolo su nuove aperture. L'unica nostra possibilità, dunque, era quella di avvicinare i gestori tentando di farli ragionare, per esempio "spaventandoli" con la possibilità di alzare il canone di affitto alla scadenza (il bar in questione si trova all'interno della mensa scolastica del paese - ndr). Non è stato facile, perché con gli introiti delle slot i titolari coprono tutte le spese di gestione, ma alla fine hanno ceduto». Una «goccia nel mare», questa, che, se presa d'esempio da tanti comuni in Italia, potrebbe diventare un'onda trascinante. Ben venga allora la proposta di due giovani, il consigliere comunale Enrico Panirossi e l'avvocato astigiano Michele Miravalle, il cui ordine del giorno, approvato all'unanimità, prevede l'assegnazione di incentivi ai gestori che rinuncino alla installazione di apparecchi per il gioco.

Stefano Masino

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