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Dierre, difficoltà non ancora risolte

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Articolo pubblicato il 17/06/2015 alle ore 15:30.
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La Dierre di Villanova
Dopo gli scioperi della scorsa primavera, non si è ancora del tutto risollevata la situazione della Dierre, l'azienda villanovese leader mondiale nella produzione di porte blindate, porte per interni e chiusure di sicurezza che dall'inizio della crisi ha registrato la perdita di oltre 300 posti di lavoro. Con i suoi quattro stabilimenti e quasi 600 dipendenti è il più importante polo occupazionale del nord astigiano, ma risente della difficile ripresa del comparto dell'edilizia. «La stagnazione del mercato delle costruzioni si fa sentire, anche se non mancano gli sbocchi sul mercato estero, soprattutto cinese, e per il quarto anno consecutivo, permangono i contratti di solidarietà» fa sapere Silvano Uppo, segretario responsabile Uilm-Uil Asti. Contratti di solidarietà che comportano un calo di retribuzione del 30%, poiché rifinanziati al 70% della retribuzione persa anziché all'80% come avveniva fino a due anni fa.

Questo significa una perdita di 7-8 mila euro all'anno su una retribuzione di 18-20 mila euro. «Entro la prima metà di giugno incontreremo l'azienda per conoscere il piano di rilancio – aggiunge Claudio Chierchiello, Fiom-Cgil Asti – e sapremo anche cosa accadrà allo scadere del contratto di solidarietà previsto per il 30 ottobre, grazie al quale si è mantenuto stabile il numero degli occupati. L'azienda, da parte sua, ha ribadito che non ci saranno ulteriori licenziamenti ma, in caso di mancata ripresa, ricorrerà a tutti gli strumenti disponibili. In tal senso - prosegue Chierchiello - siamo in attesa anche di conoscere le novità introdotte dalla riforma degli ammortizzatori sociali».

Altro tema caldo degli scioperi della primavera 2014 riguardava l'esternalizzazione di una parte della produzione. «C'è stato un chiarimento a questo proposito che non ci ha lasciato particolarmente soddisfatti – prosegue Chierchiello - L'azienda ha delle compartecipate a livello europeo: in Portogallo, Grecia e Russia. Non possiamo accettare la delocalizzazione di parte della produzione dall'Italia verso l'estero come risposta a una situazione di crisi mentre, altro discorso, se la stessa scelta è funzionale all'innovazione e all'apertura verso nuove commesse e nuovi mercati. Per questo è essenziale una discussione sul piano industriale a 360 gradi. L'azienda ha ribadito la volontà di investire in ricerca e sviluppo e di espandersi sui mercati asiatici a partire dall'estate, l'augurio è che dopo il 30 ottobre non ci sia più bisogno di ricorrere ad ammortizzatori sociali e che si possa così mettere la parola fine a questi otto anni di crisi».

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