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Dalla Regione 9,3 milioni
per migliorare i vigneti

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Articolo pubblicato il 11/01/2016 alle ore 07:00.
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Dalla Regione 9,3 milioniper migliorare i vigneti
La Giunta regionale ha destinato 9,3 milioni di euro alla riconversione e ristrutturazione dei vigneti piemontesi, su proposta dell'assessore all'Agricoltura Giorgio Ferrero. La misura, prevista dal programma nazionale per il sostegno della viticoltura, punta ad aiutare la competitività del vino piemontese, favorendo il rinnovo di impianti obsoleti o la riconversione delle varietà di uva da vino. Gli aiuti andranno a chi estirpa e reimpianta un vigneto, anche a seguito di una malattia che obbliga a interventi radicali, o migliora le tecniche di gestione e coltivazione del vigneto stesso.

«E' una operazione molto importante per quantità di risorse investite e impatto che possono avere sui 47mila ettari coltivati a vite nella nostra regione», commenta l'assessore Giorgio Ferrero. «Migliorare le caratteristiche strutturali dei nostri vigneti - continua - è fondamentale per rafforzare la nostra penetrazione sui mercati internazionali. Non manca poi l'attenzione al paesaggio, con un incentivo nel punteggio per chi utilizza nella ristrutturazione pali interamente in legno. La bellezza dei vigneti e dei territori che li ospitano è ormai un tutt'uno con l'immagine del prodotto che esportiamo nel mondo». Gli uffici dell'assessorato, in accordo con le disposizioni dell'organismo pagatore Arpea, hanno aperto il bando definendo i criteri e le tempistiche con cui presentare le domande per accedere ai contributi.

Commenti positivi sulla misura arrivano da Massimo Forno, presidente provinciale di Confagricoltura. «Sicuramente è un intervento utile - sottolinea - in quanto ormai molti vigneti sono un po' datati e in più, negli ultimi anni, sono stati colpiti dalla flavescenza dorata. In molti casi quelli malati sono stati estirpati e reimpiantati, ma ne rimane una percentuale che potrebbe essere "sanata" con l'aiuto di questa misura. Per quanto riguarda, invece, i vigneti sani, la misura va correttamente nella direzione di favorire il reimpianto, dato che abbiamo già molte zone in cui sono stati semplicemente estirpati. Il fatto è che, dopo i 35 anni, i vigneti diventano antieconomici perché non più in grado di produrre grandi quantità di uva, a meno che non si faccia la scelta di avere una bassa resa ad altissima qualità, cosa che non è sempre facile. L'opzione successiva è poi quella di reimpiantare lo stesso vitigno o un altro tipo, magari più resistente alle malattie e maggiormente redditizio, dato che i nostri rossi (Barbera e Grignolino) sono molto sensibili alle malattie e, negli ultimi dieci anni, sono stati caratterizzati in media da una bassa rediditività».

Un plauso anche alla difesa del paesaggio. «E' giusto che sia incentivato chi utilizza i pali in legno - conclude - in quanto questi ultimi presentano vantaggi a livello pratico, soprattutto laddove è presente la meccanizzazione, e a livello visivo, in linea con la salvaguardia del patrimonio Unesco. Anche perché non bisogna dimenticare che, molto spesso, chi compra il vino vuole anche visitare la zona da cui proviene, conoscerne l'enogastronomia, per cui la difesa del paesaggio va nella direzione di garantire quello che è diventato un vero e proprio anello della filiera».

Elisa Ferrando

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