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Da aprile niente assegno di cura
per anziani e disabili gravissimi

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Articolo pubblicato il 26/03/2013 alle ore 16:35.
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Il piccolo Lorenzo con i genitori nella loro casa di Villafranca
Servono urgentemente le firme di quattro ministri su un decreto legge già pronto, altrimenti da aprile una sessantina di famiglie astigiane rimarranno senza assegno di cura. A segnalare l’emergenza al giornale è la madre di un bambino gravemente disabile, Lorenzo, di Villafranca. La famiglia del bambino che soffre di una grave forma di Sma1, malattia invalidante che lo costringe a letto spesso collegato a macchinari che lo monitorano, faceva parte delle sessanta del nord astigiano che avevano diritto all’assegno istituito per sostenere la domiciliarità di anziani non autosufficienti e disabili di ogni età altrettanto non autosufficienti.

Un assegno che va da un minimo di 200 ad un massimo di circa 1400 euro a seconda dell’Isee del nucleo famigliare e delle situazioni singole. «Il Cogesa ci ha comunicato ufficialmente che, se non si sbloccano i fondi in questi giorni, da aprile non potranno più riconoscerci l’assegno di cura -racconta Isabella, la battagliera mamma di Lorenzo- e per noi si verrebbe a creare un vuoto incolmabile nel ciclo di assistenza e di cura a mio figlio». Isabella, infatti, spiega che quell’assegno mensile serve a pagare una assistente famigliare “addestrata” dai genitori e in grado di badare a Lorenzo; soprattutto capace di intervenire in modo competente durante le sue frequenti crisi. Il tutto condito dal fatto che fra l’assistente e Lorenzo si è instaurato uno splendido rapporto emotivo che, visto che stiamo parlando di un bambino di sette anni, ha un peso fortissimo nella sua qualità della vita.

«Prima era l’Asl che ci mandava un’infermiera due ore a settimana. Sempre una diversa dall’altra -racconta la mamma- poi più nemmeno quella, così abbiamo deciso di assumere una nostra assistente domiciliare sapendo di poter contare sull’assegno di cura». Una soluzione che consentiva alla donna di poter badare anche agli altri suoi due figli. «Come me sono molto preoccupate anche le altre famiglie che hanno in casa bambini molto malati come Lorenzo». La speranza è che l’assegno di cura venga ripristinato almeno entro settembre. «Noi non possiamo permetterci di pagare autonomamente l’assistente domiciliare senza l’aiuto dell’assegno. E poi a settembre Lorenzo comincerà la prima elementare alla scuola di Villafranca e, oltre all’insegnante di sostegno, serve un’assistente che sia in grado di intervenire in caso di crisi. Noi contavano sulla signora che già lo segue, ma se non potremo più pagarla, chi starà a scuola con Lorenzo?».

«Il problema è che il fondo nazionale per non autosufficienti dal quale si attingono gli assegni di cura, non è stato rifinanziato per l’anno 2013 -spiega Piero Botto, direttore del Cogesa, il consorzio di gestione dei servizi sociali del nord della provincia- Abbiamo già partecipato a numerose riunioni in Regione e abbiamo preso visione di una lettera in cui il Consiglio dei Ministri aveva disposto per il Piemonte 21 milioni di euro per gli assegni di cura. Sarebbe già pronto il decreto, ma si tratta di un provvedimento interministeriale che deve essere firmato da più responsabili dei dicasteri». E considerando che siamo in pieno cambio della guardia fra Governi, bisogna capire quando verrà firmato.

Probabilmente ci saranno risorse ridotte rispetto agli scorsi anni, ma il finanziamento del fondo è destinato ad essere riconfermato. Anche perchè l’assegno di cura rappresenta comunque un meccanismo che fa risparmiare molti soldi all’assistenza pubblica. «Tanto per dare un ordine di idee -spiega ancora Botto- una persona non autosufficiente che venga ospitata in una struttura pubblica costa intorno ai 2700 euro al mese. L’assegno di cura, che consente a quella stessa persona non autosufficiente di rimanere a casa sua, va da un minimo di 200 ad un massimo di 1400 euro al mese». Con evidenti risparmi per lo Stato. E, mentre si aspetta la decisione di Roma, le famiglie che se lo potranno permettere, potranno “anticipare” l’assegno, le altre dovranno rinunciare all’assistenza. Mentre il Cisa, il consorzio del sud astigiano, prima di decidere attende un incontro fra la Regione e l’Azienda sanitaria astigiana previsto poco prima o poco dopo Pasqua.

Daniela Peira

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