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Crollo Nazionale i mali e la cura

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Articolo pubblicato il 15/11/2017 alle ore 10:19.
Crollo Nazionale i mali e la cura
Crollo Nazionale i mali e la cura

La Nazionale non andrà in Russia. Notizia che ha coinvolto emotivamente l’Italia intera, con tanto di battibecchi politici di cui onestamente tutti noi avremmo fatto a meno. Ora che la batosta è arrivata chissà se avremo il coraggio di voltare pagina, lavorare su un'identità precisa rinunciando alle cariatidi dirigenziali che da troppo tempo fanno parte del “comun pensiero italico”: fa male non arrivare alla fase finale del Mondiale dopo 60 anni, ma i mali azzurri non sono certo frutto di casualità. Dopo il successo in Germania nel 2006 la nostra selezione si è progressivamente spenta, con unica eccezione il “picco” europeo in cui Conte e i senatori seppero cementare un gruppo capace di lottare (e vincere) contro squadre più attrezzate.

Chi si appella alla sfortuna contro la Svezia non è obiettivo: gli avversari erano modesti e li abbiamo affrontati su un terreno a loro congeniale, giocando con timore all’andata e puntando sui palloni alti nel ritorno, rinunciando a calciatori brevilinei come Insigne. Ventura è parso in apnea, inadatto a certi palcoscenici e sconfitto dalla sua stessa presunzione, la stessa più volte manifestata da Tavecchio, che ha parlato di Apocalisse in caso di sconfitta e ora cerca di restare ben saldo sulla sua seggiola. La sconfitta sportiva ci sta e dev’essere lo stimolo per cambiare e migliorare, ciò che è inaccettabile è la mancanza di assunzione di responsabilità di fronte a tali debacle. Abete e Prandelli persero malamente ai Mondiali ed ebbero il coraggio di dimettersi, Tavecchio e Ventura, dribblando con dubbio gusto anche le interviste, no. Buffon, a fine gara, ci ha messo la faccia.

Tutto non si risolve in un attimo, è chiaro, prima di tutto bisogna investire su chi cresce i giovani calciatori, sulle loro competenze e specificità. E bisogna anche investire su una cultura sportiva che manca, non solo in ambito dirigenziale ma anche nel tifo: i fischi all’inno nazionale svedese sono, ben più del risultato sul campo, una grande sconfitta.

Davide Chicarella

Tags: mondiali,Nazionale,buffon,tavecchio,ventura

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